Attenzione
Una truffa mondiale con titoli falsi
Sei arresti: per l’accusa vendevano a centinaia di imprenditori prodotti contraffatti. Sequestrati 11 milioni
LUCCA. Offrivano obbligazioni o titoli a garanzia per far ottenere prestiti a imprenditori che versavano una provvigione iniziale solo per la prenotazione del Bond da presentare in banca in modo da ottenere una linea di credito. Solo che quei titoli avevano lo stesso valore della carta su cui erano stampati: zero.
Il raggiro nasce da un principio semplice, quello di far apparire come utilità, facendosi pagare, ciò che nella realtà non vale un fico secco. L’organizzazione che la Guardia di finanza, coordinata dalla Procura della Repubblica, ha messo in condizione di non operare più sul mercato parallelo del credito, aveva applicato un sistema raffinato per spillare soldi dando in cambio solo fogli e promesse.
Gli arrestati. Accusate di associazione a delinquere finalizzata alla truffa e all’esercizio abusivo dell'attività finanziaria, il tutto con l’aggravante della transnazionalità, sono state arrestate sei persone al termine dell’operazione “Flower 2”. Si tratta di Walter Tommasi, 59 anni, imprenditore di Castelvecchio di Compito; i broker Mauro Ausoni, 33 anni, di Orentano, Giovanni Margotti, 72 anni, della provincia di Bologna; Ljljana Radjenovic, 47 anni, croata, di Grottammare (Ascoli Piceno); Roberto Sabatini, 37 anni, di Follonica (latitante ricercato in Italia e all’estero); Paolo Bastianello, 51 anni, commercialista veneziano domiciliato a Londra. Sono state denunciate 16 persone, eseguite perquisizioni e sequestri in tutta Italia di 33 immobili e 10 terreni, 9 auto, 24 società, titoli finanziari, denaro, diamanti, gioielli per un valore complessivo di circa 11 milioni di euro. Il gip Giulio Cesare Cipolletta ha disposto un sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente per 32 milioni di euro: è l’importo che per gli inquirenti l’organizzazione avrebbe accumulato negli ultimi dieci anni. L’inchiesta, iniziata nel 2012 sullo spunto di un’altra indagine per riciclaggio e usura, la “Flower”, di qui il nome “Flower 2”, è stata illustrata dal procuratore capo, Alessandro Crini, dal sostituto, Giancarlo Dominijanni, dal comandante provinciale della Guardia di finanza, colonnello, Gregorio Iuzzolino e dal comandante del nucleo di polizia tributaria, tenente colonnello Giuseppe Dell’Anna.
Il sistema. Gli inquirenti hanno individuato almeno tre associazioni che si muovevano in Italia e nel mondo alle quali erano collegati numerosi broker, alcuni consapevoli del raggiro, altri ignari.La loro attività, riconducibile ai sei arrestati e a chi è coinvolto nell’inchiesta, anche all’estero e in probabile crescita di numero, era quello del brokeraggio. In pratica avvicinavano o venivano cercati da imprenditori che avevano difficoltà ad ottenere credito dalle banche attraverso i circuiti tradizionali. La proposta dell’organizzazione era chiara pur nella complessità delle procedure che muovono i mercati internazionali. Loro prospettavano alle imprese l’affitto per un anno di titoli o obbligazioni del valore di centinaia di milioni di euro. Avendo quei titoli le società potevano presentarsi alle banche e chiedere un prestito, anche se non per l’importo del Bond offerto a garanzia. Per prenotare l’affitto del titolo si doveva pagare una sorta di caparra, “call option” che di solito andava sui 20.000-30.000 euro. Era la prima fase. Se l’imprenditore voleva poi concretizzare l’affitto del titolo doveva pagare una percentuale sul valore nominale del prodotto finanziario trattato. E qui scattava, per l’accusa, una vera batosta per le imprese. Ci sono imprenditori, dal Giappone al Sudafrica, al Vietnam raggirati per quasi 2 milioni di euro a testa. Uno, di Vicenza, ha visto sfumare 1,3 milioni di euro pensando di aver comprato la disponibilità di un titolo che poi si è rivelato inesistente.
I “vantaggi” per le imprese. Di primo acchito uno potrebbe pensare che le aziende finite nel tranello alla fine se la siano cercata. Le perplessità sui parametri creditizi ordinari vengono risolte dalle regole della finanza mondiale. Esistono mercati legali in cui contrattare titoli a scadenza e con questi avere credito dalle banche. Tutto lecito. Il privato paga una provvigione che ritiene ragionevole a fronte della possibilità di esibire una garanzia a termine. Il cuore dell’inchiesta della Finanza è che quei titoli era semplici fotocopie. Sfioravano la perfezione, ma erano buone per farci gli aeroplanini.
La contraffazione. Anni di indagini, con intercettazioni telefoniche e telematiche, hanno messo a fuoco come funzionava quella sorta di franchising della truffa scoperto dalla finanza pisana. Arrestati e indagati, stando alla ricostruzione della Procura, «accedendo via web alle piattaforme finanziarie dei circuiti Bloomberg e Euroclear, utilizzavano documentazione contraffatta chiedendo il pagamento di una caparra, denominata call option, al fine di prenotare i titoli che non venivano, poi, mai consegnati ai clienti». Su Euroclear e Bloomberg gli indagati avevano accesso, ma solo per consultare le analisi dei mercati e non per svolgere contrattazioni. L’escamotage contestato era quello di stampare titoli, Bond e cambiali internazionali reali per poi modificarne codici e riferimenti bancari in modo da ottenere un pacchetto completo e all’apparenza solido al momento di proporre la firma dei contratti.
Le banche. Qualche funzionario compiacente è stato indagato. Sono tutti all’estero. È successo, infatti, che nella fase avanzata della trattativa tra i fornitori dei titoli farlocchi e il cliente che pagava la commissione milionaria, siano state coinvolte anche le banche, quella dell’imprenditore e quella su cui si appoggiava l’associazione disarticolata dalla Finanza. Al momento dello scambio di informazioni, in termine tecnico swift, il funzionario colluso garantiva sulla bontà del titolo “affittato” dalla società. Carta straccia in cambio di milioni di euro.
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