Il Tirreno

Lucca

POLITICA»L’INTERVISTA

di Luca Cinotti

LUCCA. «Bisogna cominciare dal basso, mettendo in comune i servizi che hanno importanza per i cittadini. E ragionare su una prospettiva di cinque-dieci anni». Per Luca Menesini, sindaco di Capannori...

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LUCCA. «Bisogna cominciare dal basso, mettendo in comune i servizi che hanno importanza per i cittadini. E ragionare su una prospettiva di cinque-dieci anni». Per Luca Menesini, sindaco di Capannori e presidente della Provincia, l’unione fra Comuni è un obiettivo che ci si deve porre e del quale si deve discutere. In tempi stretti: «Porterò il tema già alla prossima assemblea dei sindaci della Provincia, che è fissata per giovedì 12 dicembre».

Il suo partito, il Pd, sta portando avanti un’iniziativa forte per arrivare a meno comuni. In Valle del Serchio il tema è stato rilanciato dal sindaco di Borgo a Mozzano, nonché segretario territoriale, Patrizio Andreuccetti. Ma è davvero possibile in un territorio con forti identità come il nostro?

«La certezza è che non possiamo andare avanti con la situazione attuale. E che c’è un processo di riforma che parte dal livello nazionale per arrivare sui territori. Anche sul nostro: l’importante è che la discussione avvenga in maniera rispettosa. Poi siamo coscienti che certe cose sono nei libri dei sogni, altre sono concrete».

Facciamo un esempio: il Comune unico della Piana è un sogno?

«Va tutto visto in una prospettiva di 5-10 anni. E si deve cominciare con il mettere in comune i servizi che sono importanti per le amministrazioni comunali o per i cittadini. Mi spiego: Capannori, Porcari, Altopascio, Montecarlo e Villa Basilica hanno appena firmato un accordo per la centrale unica della committenza. Una cosa che per i cittadini può voler dir poco, ma che per le amministrazioni significa molto. In Valle del Serchio, d’altra parte, si sono uniti i corpi di polizia municipale di Borgo, Bagni e Pescaglia. E questo è invece l’esempio di un servizio molto sensibile per il cittadino».

Sì, ma poi inevitabili arrivano le resistenze, di identità o politiche. E queste come si superano, visto che per fare un accordo bisogna firmare tutti?

«Credo che possano essere superate nel momento in cui ci si rende conto, i cittadini si rendono conto, che nella difesa del “campanile” ci sta la cattiva qualità del servizio. Ormai non si può più pensare che piccoli comuni siano in grado di erogare servizi di qualità paragonabile a quelle di realtà più grandi. Ed è anche una questione di equità per persone che abitano nello stesso contesto: lo sa che, ad esempio, nella Piana di Lucca, per il sociale c’è chi spende 30 euro pro capite e chi ne spende 60».

Appunto, parliamo dei cittadini: sono pronti per un passaggio del genere? E cosa risponde a chi ha paura, con le fusioni, di perdere servizi che era abituato ad avere sotto casa o quasi?

«È chiaro che anche le nostre comunità vanno preparate. E per quanto riguarda i servizi, alcuni rimangono, mentre altri stanno qua dentro (indica il proprio smartphone): la tecnologia deve diventare sempre più importante nel far arrivare i servizi ai cittadini».

Ipotizziamo che nel giro di qualche anno si arrivi a un comune unico per la Piana. Quale dovrebbe essere il rapporto con Lucca?

«Si tratterebbe di un Comune con una popolazione simile a quella di Lucca, e quindi avrebbe un peso importante. In ogni caso, ci sono temi sui quali è necessario pianificare insieme. Prendo l’esempio dell’urbanistica per Lucca e Capannori: ci sono persone che lavorano a Lucca e vivono a Capannori e viceversa. Ormai si tratta di un stesso territorio e, sul piano strutturale, dovremo allinearci».

In Lucchesia, finora, le fusioni si sono però limitate a piccole entità. Non è sintomo di una difficoltà?

«Unire due comuni di 400 e 500 abitanti per farne uno di 900 serve a poco. E anche la questione degli incentivi rischia di essere un gioco che non vale la candela: anche perché prima o poi i soldi arrivati con gli incentivi finiscono. Per facilitare questo percorso io metterò a disposizione dei Comuni interessati, in maniera volontaria, l’assistenza tecnica della struttura della Provincia. Insieme a questo, inizieremo un percorso politico-culturale che è necessario, fin dalla prossima riunione dell’assemblea dei sindaci. Si tratta di un passaggio decisivo anche per dare maggiore forza al nostro territorio provinciale in un momento storico nel quale si assiste, da diversi lati, a un processo di centralizzazione. Io credo che Lucca abbia tutte le possibilità per essere fra le prime tre realtà della Toscana».

Non crede che tutta la vicenda delle fusioni venga vista come un tema solo interno al Pd da parte di amministratori e di cittadini che non vi votano?

«Credo che il Pd oggi sia l’unico partito che, a livello nazionale come a livello locale, sta portando avanti un progetto di riforma. Quindi è perfettamente legittimo che avanzi proposte sulle quali tutti possano poi discutere».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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