Il Tirreno

Lucca

Morta a 109 anni Daria Maffei, la donna più anziana di Lucca

di Gianni Parrini
Daria Maffei
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Daria Maffei

Si è spenta ieri mattina mentre faceva colazione, senza soffrire. Una vita a cavallo tra due secoli, attraverso guerre mondiali, tragedie familiari e momenti di gioia

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LUCCA. Si è assopita mentre faceva colazione e non si è più risvegliata. Daria Maffei, fino a mercoledì la donna più anziana della Provincia, se n’è andata la mattina del 2 dicembre 2015, portandosi dietro 109 anni di storie ed emozioni. La signora è deceduta nella sua casa di San Quirico di Moriano, seduta al tavolo dove stava facendo colazione. «È come se si fosse addormentata – racconta la nuora, Marinella Poli Massalli – Fino a due giorni fa stava bene: camminava, si vestiva e si rifaceva il letto. Il medico era venuto a visitarla la sera prima e l’aveva trovata in salute. Invece, stamani se n’è andata. Per fortuna non ha sofferto». I funerali della “nonnina” che, da tempo un po’ tutti i lucchesi avevano preso ad esempio di longevità, si terranno giovedì alle 15, nella chiesa di San Quirico di Moriano. Le persone non mancheranno di sicuro visto che tra figli, nipoti, bisnipoti (uno di 22 anni!) e conoscenti vari, la signora Maffei era diventata una sorta di celebrità per tutta la cittadinanza lucchese. Proprio lei, che era allergico ai riconoscimenti pubblici: «Siamo stati costretti a chiedere al sindaco di non inviarle i fiori per il compleanno – racconta ancora la nuora – Era un’abitudine che l’amministrazione aveva preso dal compimento del centesimo anno in avanti. Ma Daria quegli omaggi floreali proprio non li voleva vedere. “Metteteli via – ci diceva – mi portano male”, e così le nipoti erano costrette a nascondere il mazzo».

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A gennaio, sarebbe entrata nel 110° anno di vita. I parenti già stavano pensando a una grande festa per festeggiare il traguardo. Ma di candeline la signora Maffei ne ha spente comunque moltissime.

Nata il 24 giugno del 1906, ha vissuto i due conflitti mondiali, il dopoguerra, il periodo del boom economico, il ’68, le stragi, il terrorismo, gli anni Ottanta, l’ingresso nel nuovo millennio. Ha osservato la storia e il mondo dalla sua casa di San Quirico, dedita a un’esistenza tutta famiglia e lavoro. Quello più duro di tutti, nei campi. Non ricordava più quanti anni avesse quando iniziò a coltivare la terra. Era una bambina, l’unica femmina di 5 fratelli, cresciuta molto in fretta dopo la morte del padre, avvenuta mentre la madre stava dando alla luce l’ultimo dei suoi figli. Accadeva più di 101 anni fa. Il papà si chiamava Eugenio e suonava la campana della chiesa per tutto il paese, quando la corda, che era solito tirare ogni giorno, lo agganciò spingendolo giù. Fu un attimo. Carlo se ne è andato nel 1990, a 88 anni. Lucida ed energica, così tanto da affrontare due interventi alle anche soltanto tre anni fa, a distanza di pochi mesi l’uno dall’altro. «Perfino i medici sono rimasti stupiti quando l’hanno vista camminare», raccontano le nipoti. Daria era una donna forte, vecchio stampo, di quelle che non temono il sacrificio e sono in grado di rialzarsi sempre. Fino a ieri, quando si è addormentata per sempre sulla sedia della cucina.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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