Finanza
Pm10, dati preoccupanti 32 sforamenti in centro
Dopo Capannori anche la centralina di via Elisa segnala livelli alti di polveri sottili L’unità di prevenzione dell’Asl: «Giusto informare ma servono le infrastrutture»
LUCCA. Lucca sempre più invasa dalle polveri sottili. I dati rilevati dalle centraline dell’Arpat installate a San Micheletto ma anche a San Concordio e a Capannori continuano a essere poco confortanti: ad aumentare infatti, non sono solo gli sforamenti ma anche il livello medio di Pm10 presenti nell’aria.
Il rilevamento più recente, che risale al 30 novembre, evidenzia infatti un numero di sforamenti nella zona della Piana Lucchese e del Valdarno Pisano che dall’inizio dell’anno è pari a 40 con una media giornaliera di 95 µg/m³ (il massimo dovrebbe essere di 50 µg/m³). Già una settimana fa, secondo i dati rilevati dalla centralina Arpat di Capannori, gli sforamenti di Pm10 avevano superato il limite massimo dei 35 annuali, un limite che comporta obbligatoriamente la messa in atto da parte delle istituzioni di provvedimenti per ridurre lo smog. E se il problema delle polveri sottili sembrava essere circoscritto alla zona della Piana, ora anche i rilevamenti nella zona di San Micheletto sono tutt’altro che confortanti. Sempre il 30 novembre infatti, la centralina Arpat di via Elisa ha rilevato una media giornaliera di Pm10 pari addirittura a 103 µg/m³ con un numero di sforamenti annuali che ha toccato il tetto dei 32. A San Concordio invece il dato medio giornaliero è di pochissimo inferiore: 102 µg/m³ anche se qui, al momento, ci sono stati sette sforamenti in un anno. Una situazione che l’amministrazione comunale ha affrontato finora puntando sulla sensibilizzazione dei cittadini. Niente targhe alterne ma una telefonata per ricordare agli abitanti di questi territori cosa fare per poter contribuire al miglioramento della qualità dell’aria. Tra le indicazioni ad esempio quella di non accendere fuochi all’aperto e di non utilizzare il caminetto, se non in casi di assoluta necessità. Una campagna che però, visti i dati, forse non ha dato i risultati sperati. «Purtroppo se non sono i cittadini i primi a prendere consapevolezza del problema - dichiara il dottor Alberto Tomasi, direttore dell’unità di prevenzione dell’Asl 2 - si va poco lontano. È importante informare la popolazione e sensibilizzarla affinché cambi un po’ le proprie abitudini. Molti infatti, nonostante i divieti, accendono comunque il fuoco all’aperto oppure utilizzano il caminetto o tengono il riscaldamento molto alto. Abbiamo visto che le targhe alterne non hanno risolto il problema anche perché richiamano l’attenzione dei cittadini ma non rappresentano una soluzione per il problema dell’inquinamento». Secondo il direttore dell’unità di prevenzione dell’Asl 2 anche la sensibilizzazione, da sola, non basta. «Innanzitutto l’informazione dei cittadini deve avvenire con una certa periodicità - dichiara Alberto Tomasi - ma a questa è necessario affiancare anche degli interventi strutturali. Realizzare nuovi sottopassi e rotatorie in modo da limitare le emissioni delle auto ma anche altre piste ciclabili. Tutto il traffico a Lucca si concentra in zone ristrette ed è quindi necessario creare nuove infrastrutture che permettano di far circolare i mezzi il più possibile lontano dalla città». Anche perché la scarsa qualità dell’aria comincia a mostrare i suoi effetti anche sulla salute. «Aumentano le malattie respiratorie e i tumori e chi ha già problemi di salute o è fumatore rischia ovviamente di più - spiega Tomasi - dobbiamo cambiare il nostro stile di vita perché rispetto ad altre città toscane come Siena, Grosseto e Arezzo in Lucchesia la qualità dell’aria è veramente scarsa e rischia di farci stare molto male».
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