Il dolore
Calamari “inquinati” venduti all’ingrosso
Una partita di molluschi della Patagonia è risultata contaminata dal cadmio Il prodotto venduto prima di essere bloccato, ma non ci sono rischi per la salute
LUCCA. Calamari della Patagonia al retrogusto di... cadmio. Se nei mesi scorsi avete gustato dei molluschi dal sapore un po’ particolare è possibile che appartenessero a una partita “contaminata” proveniente dalle acque profonde dell’Atlantico sud occidentale. Una partita che poi è arrivata alla Metro Cash and Carry di via del Brennero, nell’area ex “Cantoni”. Il rivenditore all’ingrosso che distribuisce alimenti a ristoranti e pescherie, si è trovato – suo malgrado – con 20 chili di calamari “inquinati” da un metallo pesante e tossico, utilizzato per realizzare plastiche, coloranti e batterie, la cui presenza si registra anche in scarichi industriali e inceneritori di rifiuti, nonché nelle acque del mare per effetto delle attività umane. Di certo, non un buon ingrediente d aggiungere al cibo che mettiamo in tavola.
La vicenda. Durante il maggio scorso il dipartimento prevenzione, sanità pubblica e sicurezza alimentare dell’Asl di Lucca, durante una serie di controlli a campione su rivenditori si è imbattuto nei molluschi “contaminati” della Metro, provenienti dalla Ittiesport, società di Venezia che importa ed esporta pesce.
Il personale dell’azienda sanitaria ha prelevato una parte del prodotto (circa 2,5 chili su un totale di 20) per sottoporlo a delle analisi, da cui è emerso che la presenza di cadmio era superiore ai limiti consentiti dalla legge, ovvero 1mg per chilo. La Metro ha chiesto le controanalisi che, secondo la prassi, sono state svolte a Roma, presso l’Istituto superiore di Sanità. Sono passate alcune settimane, ma il risultato è stato identico se non addirittura: 1,3 mg di cadmio per chilo e limite superato. Peccato che nel frattempo i calamari fossero già stati venduti e presumibilmente consumati da ignari cittadini. Solitamente, se le prime analisi sono positive, scatta la procedura di allerta e il prodotto viene bloccato. Stavolta, però, non è accaduto (vedi box).
Due denunciati. L’Asl ha fatto la comunicazione di reato alla procura di Lucca, in violazione di una legge del 1962 che punisce la vendita o la somministrare di prodotti alimentari nocivi. Denunciati il legale rappresentate della filiale lucchese della Metro e l’amministratore unico della società Ittiesport di Venezia. Il sostituto procuratore ha chiesto il decreto penale di condanna, che per questa tipologia di reato prevede un’ammenda da 2.582 euro.
I rischi per la salute. È bene precisare che anche avendo mangiato calamari al cadmio, non si corrono pericoli. Lo spiega il dottor Daniele Rovai dell’Asl: «Il cadmio è un metallo pesante presente nelle acque del mare: si accumula nelle specie che vivono in questi ambienti. È un contaminante ambientale insapore e inodore. È potenzialmente nocivo, soprattutto se consumato per lunghi periodi, dato che l’organismo non riesce a liberarsene. Diciamo che se una persona mangia per un anno un chilo di calamari al cadmio rischia di avere seri problemi di salute. Se invece succede una volta sola, non accade niente. Giustamente, però, la normativa europea, ispirandosi a un principio di cautela, ha posto dei limiti che devono essere rispettati e su cui noi cerchiamo di vigilare, organizzando controlli a campione. Per il cadmio ne abbiamo fatti una decina nel 2015: questo è l’unico caso in cui le analisi hanno dato esito positivo». Il dottor Rovai spiega come in certi casi le aziende che distribuiscono alimenti siano incolpevoli: «La Metro è società che fa controlli anche per conto proprio – spiega – In Francia questo tipo di reato è stato anche depenalizzato».
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