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Linea dura dei Comuni

Linea dura dei Comuni

«Dobbiamo tutelare consumatori e attività tradizionali»

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LUCCA. Come rispondono i comuni del territorio al fenomeno dell'home restaurant? In assenza di una normativa nazionale, spetta alle singole amministrazioni fronteggiare la situazione.

A livello locale, Capannori ha incontrato più casi di Lucca, per entrambi, però, la risposta è simile. E fortemente restrittiva. Perché, dicono gli assessori interpellati, anche se fatto saltuariamente e con numeri più bassi di quelli di un ristorante, l'attività si presenta come un vero e proprio esercizio di somministrazione.

«So – spiega l'assessore del comune di Capannori, Serena Frediani - che alla commissione attività produttive della Camera è depositata un'interrogazione per provare a dare uno sviluppo omogeneo al fenomeno, che per noi rappresenta un vero e proprio esercizio di somministrazione. Sono richiesti quindi tutti i requisiti igienico-sanitari tipici dei ristoranti, compresi gli adeguamenti strutturali necessari e il rispetto delle normative sull'impatto acustico. È richiesta la Scia e tutte le altre autorizzazioni previste dalla normativa nazionale e comunale in materia di pubblici esercizi».

«Ci rendiamo conto che questa è un'interpretazione restrittiva del fenomeno – continua Frediani – però dobbiamo fornire risposte su due fronti: quello della tutela della concorrenza e della tutela del consumatore. Ciò che a mio avviso è necessario chiedersi è perché nasce l'home restaurant, perché esiste un pubblico che si avvicina a queste realtà? I ristoratori forse dovrebbero porsi qualche domanda in più, provando a interrogarsi se magari, in alcuni casi, le loro attività non abbiano perso quella connotazione sociale e quella offerta diversificata che invece le persone ancora oggi richiedono».

Posizione analoga è stata espressa anche dall'assessore del comune di Lucca, Giovanni Lemucchi, secondo il quale, comunque, non occorre enfatizzare troppo il fenomeno. «Nella nostra realtà le problematiche affiorano soprattutto su altri settori legati al turismo, a partire dall'accoglienza – spiega – Esiste un problema oggettivo legato alla qualità della nostra ristorazione: nel 2013 è stato approvato un nuovo regolamento comunale in materia di somministrazione, che ha avuto degli effetti positivi, perché ha permesso a nuovi operatori di entrare nel mercato. La vera controindicazione, però, è data da un eccesso di disinvoltura nell'offerta, a discapito della qualità. La sfida che ci troviamo ad affrontare sta tutta qua: e cioè, riuscire a conciliare il prezzo con la qualità. Il futuro ci vede impegnati proprio su questo fronte, da cui passa anche il modo in cui ci vogliamo presentare all'esterno e il modo in cui dall'esterno ci percepiscono, a partire dai turisti». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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