Dai “guerrilla” il cammino fatto in dieci anni
In principio erano i guerrilla restaurant, i ristoranti improvvisati e itineranti nati a New York nel 2006. Sono loro gli antenati degli home restaurant, il fenomeno che sta prendendo piede anche in...
In principio erano i guerrilla restaurant, i ristoranti improvvisati e itineranti nati a New York nel 2006. Sono loro gli antenati degli home restaurant, il fenomeno che sta prendendo piede anche in Italia. A dirlo Ilaria Nuccio, del Centro studi turistici di Firenze, intervenuta al seminario organizzato da Conferescenti Lucca per spiegare, numeri alla mano, la situazione dei ristoranti fai da te nel nostro Paese. Da episodi sporadici, gli appuntamenti enogastronomici casalinghi prendono le forme di un fenomeno in piena regola e in costante crescita.
Nel 2014 in Italia c'erano più di 7mila cuochi social attivi: al primo posto la Lombardia, con il 22,4%, segue il Lazio, con il 16,9, terzo posto per il Piemonte, 13,5, poi Puglia e Toscana, per un totale di 7,2 milioni di euro di introiti. Le città più attive sono Milano, Roma e Torino. Nella prima, molto conosciuti sono Lele e Melissa con il loro sito – e ristorante - Ma' Hidden Kitchen Supper Club; a Torino, invece, è nato il portale Gnammo.com, dove caricare i propri inviti a cena e cercare eventi culinari vicino casa. Per Roma, c’è Ceneromano.com, rivolto soprattutto ai turisti. «Il cuoco social – spiega Nuccio - ha 41 anni, nel 56,6% dei casi è maschio, nel 29,4 femmina, ed è quasi sempre presente su uno dei principali social-network. Nel 2014 sono stati proposti in Italia 86mila eventi di social-eating, con una percentuale di riuscita del 43,2: solo 37mila eventi sono andati a buon fine. Questo significa che il fenomeno è presente, ma deve strutturarsi e trovare la chiave del successo. Il Piemonte è la regione in cui gli appuntamenti hanno ottenuto miglior riuscita, in Toscana, invece, c'è sempre un po' di diffidenza».
(n.d.)
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