Finanza
Croce Rossa e volontari colpiti dal raid
Gomme tranciate nella notte a sei veicoli anche all’auto del parroco di Villa Basilica
LUCCA. Perché? Questa è la domanda più importante. Ancor più importante del “chi”. Perché qualcuno ha deciso di scatenare la propria rabbia o la propria stupidità contro chi si prende cura del prossimo? Perché ha tagliato gli pneumatici a due mezzi della Croce Rossa di Villa Basilica, a tre auto di volontari della stessa associazione e al parroco del paese? «Se sapessimo il perché probabilmente riusciremmo a risalire anche al chi», commenta Roberta Galigani, anima della Cri villese e tra le persone prese di mira, nella notte tra sabato e domenica, nel raid che ha violentato la tranquillità di questo paese aggrappato alla collina tra Lucca e Pistoia.
Non è stato un gesto di semplice vandalismo. Chi ha agito lo ha fatto con un obiettivo ben preciso. L’autore (o gli autori) ha tagliato le gomme a un’ambulanza e a un pulmino della Croce Rossa, e lo ha fatto con metodo: ha tagliato quelle sul lato sinistro dell’ambulanza (lato nascosto rispetto alla telecamera della banca che si trova lì accanto), e quelle sul lato destro del furgone, perché per come era parcheggiato era l’unico nascosto rispetto a eventuali passanti. E ha scelto i due mezzi parcheggiati fuori dal cancello della Cri, quando avrebbe potuto facilmente raggiungere e colpire anche gli altri veicoli («Chissà – commenta Galigani – forse voleva evitare anche il reato di violazione di domicilio»). Ma che non si sia trattato di un banale danneggiamento dove “per caso” a rimetterci sono stati dei mezzi di soccorso lo dimostra la precisione con cui sono stati colpiti gli altri obiettivi. Seguendo lo stesso metodo (ossia tagliare le gomme sul lato nascosto del veicolo) è stata colpita la vettura di Roberta Galigani e del marito Enrico Forti, parcheggiato davanti la loro casa a poche decine di metri dalla sede Cri, nel pieno centro della frazione villese di Botticino. Quindi, a poche centinaia di metri salendo verso Villa, hanno subito lo stesso trattamento gli pneumatici delle automobili appartenenti a un’altra volontaria della Croce Rossa e a suo marito.
Insomma, pochi dubbi su quale fosse l’obiettivo del raid. E a completare l’opera l’azione contro l’auto del parroco, don Antonio Tidei, in piazza Vittorio Veneto a Villa. In quel caso, approfittando del fatto che l’auto si trovava parcheggiata in un angolo relativamente nascosto della piazza, tra l’abitazione del parroco e la pieve di Santa Maria Assunta, l’autore ha tagliato tutte e quattro le gomme. E di tutte la auto in sosta nella piazza e lungo la strada che arriva alla chiesa una sola vettura è stata colpita. Guarda caso proprio la Ford del parroco. No, non può proprio essere un caso.
Subito è stata presentata la denuncia contro ignoti ai carabinieri, ma tutto questo ha creato un clima pesante nella piccola comunità. Proprio per le sue ridotte dimensioni. Difficile infatti pensare che si tratti di qualcuno venuto da fuori: chi ha agito sapeva dove farlo e quali auto colpire. «Questa è la cosa che fa più male – prosegue Roberta Galigani – quella di trovarci nella condizione di dubitare di tutti. Tra le 1.700 persone che costituiscono la nostra comunità non sappiamo di quali sorrisi fidarci, perché tra questi c’è anche quello di colui che ha colpito».
Non solo, uno o più colpevoli nascosti all’interno della comunità che, al tempo stesso, è interamente nel mirino. Sì, perché quello commesso sabato notte non è solo un gesto contro un ente, contro delle singole persone e contro un religioso. È anche un gesto contro l’intera collettività per la quale queste persone si stanno impegnando. «Una vigliaccata – dice senza tanti giri di parole Galigani – colpire un’ambulanza, un mezzo che può servire a chiunque, è assurdo. Si è rischiato di privare l’intera comunità di un servizio. È come aver voluto colpire tutta Villa. Fortunatamente il nostro lavoro non si è interrotto, e abbiamo avuto da subito una grossa mano dalle altri Cri, dalle Misericordie, dalla Croce Verde. Tutto senza contare il grosso danno, anche per la nostra associazione, che come tutti gli enti di volontariato non naviga certo nell’oro. Del resto in tempi di ristrettezze come questi la prima voce su cui le famiglie risparmiano è la beneficenza, che è la voce che ci fa andare avanti. Dopo l’accaduto tra i volontari c’è una grossa amarezza, un clima pesante che cerchiamo di sdrammatizzare, provando addirittura a scherzare su ciò che ci è successo. Ma è difficile». Difficile, come trovare una risposta a quella domanda: perché?
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