Sicurezza
Gestione dei profughi, lavoratori all’attacco
LUCCA. «I problemi che ci sono stati nelle strutture di accoglienza per richiedenti asilo nel comprensorio delle Colline Metallifere non possono essere imputati unicamente alla gestione locale». Lo...
LUCCA. «I problemi che ci sono stati nelle strutture di accoglienza per richiedenti asilo nel comprensorio delle Colline Metallifere non possono essere imputati unicamente alla gestione locale». Lo scrivono i dipendenti grossetani dell’associazione Partecipazione e Sviluppo di Lucca, per la maggior parte cocopro e cococo. Sabato 28 c’è stato un incontro, nella sede della Cgil, tra i vertici della onlus e i lavoratori. «È positivo – commentano i ragazzi che lavorano per la onlus lucchese – che il sindacato abbia richiesto e aperto un tavolo. Era giunto il momento di fare chiarezza e proporre anche percorsi alternativi uscendo da troppe ambiguità». Molti sono stati i problemi messi sul tavolo dai dipendenti. Al primo punto i colloqui finalizzati a proseguire i rapporti di lavoro dal 1º gennaio 2016. «L’associazione PeS ha convocato i colloqui con il personale senza precisare, per esempio, la tipologia di contratto che verrà adottata in futuro, oppure le condizioni economiche, le mansioni e le professionalità che servono. Non solo. È stato fatto rilevare che i colloqui sono aperti ad altre persone esterne e non si comprendono i criteri di invito. Si terrà conto delle pregresse attività svolte in questo settore? Si terrà conto della residenza nei comuni dove sono gestiti servizi per i rifugiati? Infine risulta che ad alcuni volontari, impegnati con l’associazione da tempo, non sia pervenuta neppure la convocazione ai colloqui. Cosa quest’ultima che dimostra poca attenzione nei confronti di chi si è reso disponibile. Speriamo si tratti di una dimenticanza…». Altro punto affrontato sabato, le vicende di cronaca dell’ultimo periodo:«Si è voluto far passare che le responsabilità erano esclusivamente della gestione locale – dicono ancora i ragazzi – ma non è così. Siamo tutti disponibili a proseguire in un lavoro nel quale crediamo ma vorremmo ricordare che se l’associazione gestisce oggi 150 richiedenti asilo lo deve soprattutto al nostro lavoro». E cosa è mancato fino a oggi i ragazzi lo spiegano senza giri di parole. «Risorse umane sufficienti, risorse finanziarie congrue per i servizi, mezzi e strumenti per poter operare serenamente. Se il problema sono i rapporti con i fornitori, con i privati, con le istituzioni, in futuro siamo disposti ad assumerci maggiori responsabilità, proponendo una gestione complessiva del lavoro attraverso un percorso prestabilito di concerto con l’associazione. Però all’oggi, visto che autonomia ne abbiamo poca, è bene fare chiarezza su come e dove nascono le mancanze. A noi peraltro dispiacerebbe se l’impegno messo in campo fin qui rappresentasse solo una stagione di passaggio. Sarebbe bello invece condividere con i comuni e altri soggetti produttivi opportunità che potrebbero andare oltre il periodo di gestione dei richiedenti asilo».
Gabriele Baldanzi
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
