Il Tirreno

Lucca

Kme, accordo vicino con il gruppo Gnutti

di Luca Cinotti
Kme, accordo vicino con il gruppo Gnutti

Fornaci, prolungati i contratti di solidarietà fino a tutto il mese di marzo In caso di intesa potrebbe aumentare la produzione di rame in Valle

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LUCCA. Ora è davvero concreta la possibilità che la produzione di rame alla Kme non termini. Nella riunione di ieri a Firenze fra sindacati e proprietà (l’Intek group) è stato infatti confermato che le trattative con il gruppo Gnutti si trovano in stato avanzato di definizione. Anche se - come puntualizza il segretario provinciale della Fiom Cgil Mauro Rossi - «bisogna ricordare che ancora non è firmato».

Nel frattempo è stato deciso di prendere un po’ di tempo per consentire agli incontri fra la multinazionale del rame e il gruppo bresciano di proseguire nelle prossime settimane. I contratti di solidarietà, infatti, saranno prolungati fino al termine di marzo.

Settimane preziose, per cercare di raggiungere un accordo che potrebbe (condizionale d’obbligo) far rimettere nel cassetto il progetto di colture idroponiche che era stato presentato a ottobre.

Spunta anche qualche dettaglio sul contenuto di un possibile accordo. Che sarebbe, almeno per lo storico stabilimento siderurgico dell’ex Smi, un miglioramento rispetto agli ultimi anni. L’idea, infatti, è di aumentare la produzione da 45.000 a 80.000 tonnellate annuo, spostando tutto il rame proprio a Fornaci di Barga.

Questo, però, potrebbe causare qualche problema a livello di gruppo. Il nuovo soggetto, infatti, si specializzerebbe nelle barre: un compito che, al momento, spetta allo stabilimento di Serravalle Scrivia che, dunque, potrebbe trovarsi in seria difficoltà anche a mantenere i livelli occupazionali.

Un equilibrio delicato, dunque. E una partita che è tuttora assai lontana dall’essere definita e dall’essere chiusa con un accordo.

A confermare tutte le cautele del caso da parte di chi siede intorno ai tavoli sindacali è il fatto che l’ipotesi della cultura idroponica, cioè delle piante da far crescere in acqua, senza l’utilizzo della terra, non viene del tutto abbandonato. Resta - così per dire - come “piano B”: un qualcosa da realizzare (e per il quale c’è già un progetto industriale assai ben definito) nel caso la trattativa con Gnutti dovesse non arrivare a una conclusione positiva.

In quel caso, per i lavoratori, potrebbe arrivare la cassa integrazione in vista della riconversione dell’azienda da metallurgica a produttrice di vegetali.

Un programma che - secondo quanto annunciato settimane fa dall’azienda - impegnerebbe risorse nell’ordine dei 50-60 milioni di euro e che porterebbe a rioccupare circa 400 degli attuali 600 dipendenti del paese fabbrica di Fornaci di Barga.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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