Il Tirreno

Lucca

Crl, rapinatore mascherato porta via 1.600 a un cliente

di Gianni Parrini

Armato di pistola (vera o falsa) si è presentato alla filiale del Campo di Marte Le casse a tempo erano chiuse così ha preso i soldi di un correntista

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LUCCA. Ancora una rapina a mano armata nelle banche della Lucchesia: malvivente con una maschera di lattice e una pistola (vera o falsa non si sa), trova chiuse le casse di sicurezza a tempo e allora porta via 1.600 euro a un cliente.

Dopo la raffica di colpi (o tentati tali) messi a segno a fine ottobre negli istituti di credito, ieri è stata la filiale della Cassa di Risparmio di Lucca, all'ex ospedale Campo di Marte, a finire nel mirino dei banditi. Poco prima delle 10 del mattino un rapinatore solitario si è presentato alla porta girevole della banca. I dipendenti lo descrivono come un uomo alto, con indosso un giaccone blu, un cappello e una maschera di silicone che travisava lineamenti del viso. Il metal detector non ha suonato e così la porta girevole si è aperta automaticamente.

Una volta all'interno, l'uomo ha estratto una pistola (forse falsa, dato che non è stata rilevata) e ha chiesto ai presenti di consegnare il denaro. «Il cassiere che si trovava allo sportello – racconta una dipendente dell’istituto – ha mantenuto il sangue freddo e ha spiegato al rapinatore che non aveva contante e che per prelevare dai roller cash (dispositivi di sicurezza dotati di un’apertura a tempo), ci sarebbero voluti 30 minuti. A quel punto l'uomo si è accontentato di portar via i soldi che un cliente stava versando allo sportello: circa 1.600 euro».

Per fortuna, il malcapitato cittadino non perderà il denaro: «Aveva appena effettuato il deposito – spiega la dipendente – Il cassiere stava prendendo i soldi, per cui il denaro è stato sottratto alla banca e gli verrà rimborsato».

Preso il denaro, il rapinatore è uscito dall’istituto, forse un po’ stizzito per il magro bottino racimolato e, secondo quanto risulta alla polizia, si è allontanato a piedi senza dare troppo nell’occhio. Quando sono arrivate le forze dell’ordine si era già dileguato nel nulla.

Sul fatto indagano gli investigatori della squadra mobile della questura, diretti dal commissario capo Silvia Cascino: i poliziotti hanno raccolto le testimonianze dei due-tre clienti che si trovavano all’interno dell’istituto e dei quattro dipendenti presenti, alcuni dei quali non si sono neppure accorti del fatto, tanto è stato rapido. Al vaglio i filmati delle telecamere di sorveglianza, che però non sono particolarmente utili visto come era conciato il malvivente. Nessuna impronta utile è stata trovata.

«Era un professionista – racconta ancora la dipendente – È rimasto calmo e non ha alzato più di tanto la voce, neppure quando gli hanno detto che le cassette di sicurezza erano chiuse. Con il lavoro che faccio ho assistito a diverse rapine e vedendo come si comportava direi che non era un novellino. La pistola? Sì, ce l’aveva, ma non so dire se fosse vera. Il metal detector all’ingresso era in funzione ma non ha suonato. Cosa che invece è accaduta quando sono arrivate le forze dell’ordine».

Le testimonianze fornite dai presenti descrivono un uomo alto, probabilmente sui 40 anni, italiano. Difficile dire di più vista la maschera in lattice che nascondeva i tratti del volto e il grosso giaccone invernale. Di certo, non si tratterebbe della stessa persona che qualche sera fa ha rapinato e aggredito i gestori del bar Renata a Segromigno in Piano: quel malvivente aveva altre caratteristiche fisiche.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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