Finanza
Giovani, lucchesi e disoccupati: ecco il rapporto Bes
Dai dati Istat il ritratto di una provincia con diverse ombre. Bene, invece, il livello della sanità e del verde pubblico
LUCCA. Non è una provincia per giovani. Parafrasando e ribaltando il titolo di un noto film si presenta così la provincia di Lucca agli occhi attenti del Bes (benessere equo sostenibile), uno degli indicatori statistici utilizzati dall'Istat per fotografare e descrivere lo sviluppo del paese, partendo proprio dai singoli territori. Luci e ombre, come in ogni cosa, con ombre che, in questo caso, pesano più che altrove. Perché se da una parte la provincia di Lucca si distingue per la sanità, con pochissime persone costrette a spostarsi per ottenere cure mediche, il rispetto per l'ambiente, con un investimento consistente nella raccolta differenziata, e per la presenza di aree verdi a disposizione dei cittadini, che arrivano a 75 mq per abitante, contro una media nazionale che si ferma a 32, dall'altra perde punti sulla risorsa naturale e sociale più attiva che ha. E cioè, i giovani.
In primis la speranza di vita alla nascita, specialmente tra i maschi, che sul nostro territorio è inferiore di circa un anno e mezzo rispetto agli standard regionali. Poi la dispersione scolastica: il 21,6 per cento dei ragazzi della provincia non ha conseguito un titolo di studio superiore. Sul fronte occupazionale, infine, i dati lucchesi sono in linea con la media nazionale, ma non per la disoccupazione giovanile che qua resta più grave che nel resto della Regione (41,4 per cento contro il 25,9 in Regione e il 31,6 in Italia). Bollino rosso anche per gli infortuni sul lavoro, per il sovraffollamento delle strutture carcerarie (147,3% in provincia di Lucca rispetto al 97,9% della Toscana e al 108,3% in Italia) e per le pari opportunità. In provincia di Lucca, infatti, le retribuzioni maschili sono più alte di quelle femminili ed è bassa la percentuale di donne presenti nelle istituzioni (25,4%, rispetto al 33% della Toscana e al 26,6% del dato nazionale). Male anche per i consumi di elettricità e acqua, per l'energia prodotta da fonti rinnovabili (22,1 per cento contro il 40 per cento regionale) e per il versante innovazione.
Nel mezzo, in perfetta continuità con la media regionale, si trovano: lo sviluppo delle piste ciclabili, il livello delle Pm10, il numero dei nuovi laureati, il reddito lordo disponibile per famiglia (circa 41 mila euro all'anno), la presenza di musei (1,1 ogni 10mila abitanti). Parole a parte, invece, merita il capitolo sicurezza: bassa l'incidenza di episodi cruenti (0,3% il tasso di omicidi per 100mila abitanti, inferiore alla media toscana dello 0,7% e nazionale dello 0,8%), ma sono molti i reati contro il patrimonio (furti e rapine contribuiscono al dato di 330,1 ogni 10mila abitanti). Il rapporto è stato presentato ieri a Palazzo Ducale nel corso di una giornata di studi che ha visto la partecipazione di Luca Menesini, presidente della Provincia, Bianca Maria Martelli, dirigente territoriale dell'Istat, Lorenzo Maraviglia, responsabile dell'ufficio statistica dell'amministrazione provinciale, Fiorella Baldelli, dirigente del settore sistemi informativi e statistica dell'ente, Filomena Maggino dell'Università di Firenze, Linda Porciani e Sabina Giampaolo dell'Istat, Teresa Ammendola del Cuspi.
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