Proteste
Geal, il Comune non ha il controllo
Troppo forte il veto del socio privato, così arriva la scelta dirompente dell’amministratore unico di Lucca Holding Andrea Bortoli. Incognite sul futuro
LUCCA. Il Comune rinuncia al controllo su Geal. Anzi - per amor di precisione - tramite Lucca Holding (che per palazzo Orsetti detiene il 52% di azioni Geal) constata che non è più «in grado di dirigere e/o coordinare le scelte gestionali della società». Una scelta dirompente, quella presa dall’amministratore unico della Holding Andrea Bortoli e contenuta in una determina il cui oggetto è stato reso noto ieri sul sito web della “cassaforte” comunale.
La vicenda. Viene così allo scoperto, nella forma più clamorosa, lo scontro che da oltre un anno contrappone la Holding ai soci privati di Geal: Crea (del gruppo Acea) con il 28,8% e dai francesi di Veolia al 19,2%. Un dissidio che nasce da quando il consiglio comunale, a maggio 2014, dà il via libera al “Regolamento di gruppo”: uno strumento che, in sostanza, lega a doppio filo le aziende partecipate dalla Holding alla capogruppo e quindi - tramite il “controllo analogo” - agli indirizzi del consiglio comunale. Ad esempio, il regolamento stabilisce che ci debba essere l’ok della Holding per mutui consistenti o il reclutamento del personale. Troppo, per i soci privati di Geal. Che non vedono di buon occhio quella che giudicano un’intromissione del pubblico in una società che invece deve realizzare utili e dividendi. Così la pratica del regolamento di gruppo, quando arriva a Geal, si blocca. Solo nominalmente, infatti, il Comune ha il controllo con il suo 52% di azioni. Lo statuto e i patti fra soci, infatti, mettono i privati in una posizione tale da poter porre un veto.
Il braccio di ferro. Il tutto è riassunto in una lettera che Bortoli ha inviato ai soci a ottobre scorso. Nella quale si ricorda che a marzo 2015 i privati hanno contestato che il regolamento di gruppo non sarebbe compatibile con lo statuto di Geal, che all’articolo 24 metterebbe in capo all’amministratore delegato (indicato dai soci privati) poteri esclusivi sulla direzione dell’azienda. Su questo, Bortoli ha chiesto due pareri legali, redatti dal professor Francesco Barachini e dal professor Gian Carlo Rivolta. I quali hanno concluso che la “pretesa” dei soci privati non sta in piedi, rispetto alle norme civilistiche italiane. D’altra parte, il fatto che ai componenti “privati” del cda basti non partecipare alle riunioni per far mancare il quorum fa concludere che «neppure il socio di maggioranza assoluta è in grado di influenzare in maniera decisiva le attività di gestione». Dunque , né la Holding né Crea-Veolia possono considerarsi controllori di Geal. Di conseguenza Bortoli ha proposto nella sua lettera di considerare la società dell’acqua «sottoposta al “controllo congiunto”». Dopo un mese, a Bortoli non sono arrivate obiezione dai soci. E quindi, con la determina di ieri, ha dato atto che Geal non va più considerata controllata dal pubblico.
Il futuro. Quali sono gli effetti di questa decisione? Da un punto di vista contabile, il bilancio di Geal non sarà più consolidato in quello della Holding. Bortoli informa poi il Comune che la Holding non è in grado di esercitare direzione e coordinamento su Geal. Che, in sostanza, diventa totalmente autonoma, anche in scelte importanti come quelle per il piano di investimento da 50 milioni che intende attuare nel corso dei prossimi anni. Ma il nocciolo della questione è ancora più politico. Perché, per cause che affondano le proprie radici negli anni Novanta senza che nessuno sia intervenuto nel frattempo, palazzo Orsetti si trova in mano una partecipazione di maggioranza che in realtà non gli dà alcun reale potere, se non quello di nomina del presidente e di altri tre membri del consiglio di amministrazione. Le polemiche, c’è da giurarci, non mancheranno dopo gli scambi vivaci di qualche settimana in consiglio comunale. Ma, sullo sfondo, c’è da capire il futuro di Geal. Perché il rischio è che - staccata dall’ombrello del Comune - la società dell’acqua finisca ad essere il vaso di coccio rispetto a vasi di ferro come Acea, che ha già più di una testa di ponte in Toscana e che è un colosso delle utilities. L’atto di concessione del servizio a Geal scade a fine 2025. E, da qui a dieci anni, molte sono le cose che possono succedere. Non necessariamente positive per la società e per la città.
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