Il Tirreno

Lucca

Il racconto dell’esodo che ha cambiato il pianeta

di Luca Tronchetti
Il racconto dell’esodo che ha cambiato il pianeta

Il libro del sottosegretario Domenico Manzione è la sintesi di mille storie vere per non dimenticare chi fugge dagli orrori di un’assurda guerra di religione

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LUCCA. Azub è nostro figlio. E' il figlio di questi tragici anni Duemila senza più certezze e senza più valori dove le lotte per il potere e le guerre di religione sembrano aver preso il sopravvento sulla ragione e su quel buon senso portatore di valori sani e di convivenza civile. Il viaggio di Azub è il viaggio della speranza capace di vincere sul dolore e sul male. Sofferenza, atrocità, martirio, morte fanno da colonna sonora a una storia che è la sintesi di mille disgraziate storie con un finale meno amaro e drammatico rispetto a quanti, e sono ancora troppi, non ce l'hanno fatta e quella terra promessa non l'hanno mai raggiunta.

S'intitola «In fuga» la nuova fatica letteraria di Domenico Manzione, per quindici anni magistrato a Lucca, ex procuratore ad Alba e attualmente sottosegretario al ministero degli Interni. Dopo il romanzo giallo «Lost Dog», l'omaggio alla magia e alla vitalità dei favolosi anni Sessanta con «Il mio amico Chet» stavolta Manzione si cimenta in un racconto toccante e delicato capace di cogliere i molteplici aspetti di un esodo epocale impossibile da fermare.

Dal suo osservatorio privilegiato il magistrato-scrittore prestato alla politica analizza attraverso la storia di Azub - un ragazzo di 16 anni che a causa di un medioevale fanatismo religioso (ogni riferimento a Boko Haram e all'Isis è puramente voluto) in un attimo perde tutto ciò che possiede (famiglia, casa, risparmi, futuro) ed inizia la sua fuga disperata verso una nuova vita - il momento di trasformazione globale che vive il nostro pianeta. Un flusso continuo, una forza inarrestabile che nessun muro, nessuna impenetrabile barriera, potrà mai interrompere. Poco più di cento pagine che sono un concentrato di emozioni e fotografano perfettamente la situazione che viviamo ogni giorno con centinaia di profughi che sbarcano sulle coste italiane o entrano in Europa attraverso i Balcani.

Dal cuore dell'Africa all'attraversamento del deserto sahariano, dall'arrivo sulle coste libiche al viaggio della speranze sulle carrette del mare, dal drammatico sbarco sino all'invio ai centri di accoglienza passando attraverso gente senza scrupoli e pietà a una burocrazia incomprensibile sino all'intolleranza, ormai sempre più forte, della gente che, come accade in tutte le guerre tra poveri, scarica sul diverso i problemi derivanti dalla crisi economica mondiale dagli effetti devastanti.

Il tutto senza nascondere che, accanto ai tanti Azub, c'è anche chi scappa non per cercare pace, lavoro e un futuro migliore, ma approfitta del caos e della cultura dell'accoglienza per sfuggire alle regole e ottenere, senza fatica, facili guadagni. La risposta di Azub alla cieca violenza dell'essere umano dopo l'ennesimo e ingiusto dolore è quella di smettere di comunicare. Di fronte alla barbarie le parole diventano inutili perché è il linguaggio del terrore che prende il sopravvento.

Tornerà a farlo soltanto quando, al termine del suo lungo viaggio, ritroverà in un amico partito con lui dall'Africa e sopravvissuto al genocidio del terzo millennio. Un messaggio di speranza in un momento in cui la pacifica convivenza tra i popoli diventa un autentico miraggio, una mera utopia.

Uno scrittore poliedrico Domenico Manzione in grado di affrontare un tema così importante e delicato con un linguaggio semplice, schietto, genuino e di facile comprensione.

«In Fuga», edito dalla Maria Pacini Fazzi, sarà presentato venerdì 27 novembre alle 21 alla Cappella Guinigi nel complesso monumentale di San Francesco con la partecipazione dell'autore. Guest star dell'iniziativa editoriale il giornalista Mario Calabresi, direttore de «La Stampa».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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