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I 100 anni dell’appuntato che combattè Giuliano

I 100 anni dell’appuntato che combattè Giuliano

Festa per Giuseppe Palagi, sopravvissuto alla battaglia di Eleut el Asel del 1941 Il carabiniere fece parte delle squadriglie incaricate di catturare il bandito siciliano

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CAPANNORI. Sopravvissuto alla battaglia di Eluet el Asel durante la guerra in Africa, prigioniero sino al 1946, nel dopoguerra fu aggregato a Palermo e fece parte delle squadriglie predisposte per la cattura del bandito Giuliano. Una vita lunga e avventurosa quella dell'appuntato Giuseppe Palagi che l'Arma dei carabinieri festeggerà domani alle 11 per i suoi 100 anni alla chiesa parrocchiale di Lammari. Un'iniziativa dei colleghi dell'Associazione Nazionale Carabinieri in congedo di Capannori che al termine del rito religioso, officiato da don Giovanni, offriranno un rinfresco. Alla festa parteciperà il comandante del Gruppo carabinieri di Cortile degli Svizzeri, colonnello Marco Rosi, oltre ai paracadutisti di Livorno che assieme a due carabinieri in alta uniforme presenzieranno alla cerimonia.

Nonostante i 100 anni compiuti il 19 novembre, Palagi ha ancora una memoria di ferro. Ricorda perfettamente il periodo bellico e gli anni della ricostruzione. Vive con la moglie ultranovantenne in via Angeli a Segromigno in Piano ed è perfettamente autosufficiente. Arruolatosi nell'Arma il 16 giugno 1936 e inviato alla scuola allievi di Roma fu trasferito alle Legione di Messina e da lì, nel 1939, percorse migliaia di chilometri per approdare alla Legione di Bolzano. Nel 1940 frequentò a Tarquinia il corso di paracadutista. «Il 16 luglio 1941 assieme al battaglione carabinieri paracadutisti venni imbarcato per Taranto diretto nell'Africa settentrionale. Sbarcammo a Tripoli due giorni dopo raggiungendo Zavia, campo di transito di tutte le unità provenienti dall'Italia e destinate alla guerra».

Il 14 dicembre il battaglione paracadutisti riceveva dal generale tedesco Rommel, la volpe del deserto, l'ordine di partenza per la zona di Eluet el Asel con il compito di opporsi all'avanzata delle truppe britanniche. Nei cruenti scontri con le unità inglesi, che al termine della battaglia omaggiarono con l'onore delle armi le truppe italiane, il reparto aveva perduto 282 dei suoi effettivi. Fatto prigioniero ha peregrinato, assieme agli altri superstiti, in varie zone d'Africa sino al 1946. «Rientrato in Italia e precisamente a Napoli – dice con sorprendente lucidità – mi furono concessi tre mesi di licenza al termine dei quali venni richiamato in servizio alla Legione Carabinieri di Livorno dove fui collocato in congedo nel 1968».

Durante la permanenza alla Legione di Livorno venne aggregato per un periodo alla Legione di Palermo per concorrere, con le squadriglie, alla cattura del famigerato bandito Giuliano.

«L'Arma è una grande famiglia ed essere stato carabiniere servendo lo Stato e il nostro Paese per me è motivo di vanto e di orgoglio».

Luca Tronchetti

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