Il Tirreno

Lucca

caso salanetti

«La carbonizzazione non conviene»

I dubbi del docente di chimica dell’università di Firenze sul progetto

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CAPANNORI. Ma il processo di “carbonizzazione idrotermale” è davvero conveniente e pulito? Sulla vicenda, che interessa da vicino Capannori (dove è previsto un impianto a Salanetti) interviene, sollevando più di una perplessità, Ugo Bardi, docente di chimica fisica al dipartimento di chimica dell'Università di Firenze.

«Prima di farsi prendere dall'entusiasmo – scrive Bardi – bisognerebbe valutare con attenzione che cosa è questo impianto e cosa promette di fare. Certamente, la gestione dei rifiuti, in particolare di quelli organici, è un problema non risolto che richiede innovazioni e soluzioni reali. Ma la "carbonizzazione" è veramente una soluzione? E a quale problema? Allora, il destino dei rifiuti organici in natura è quello di trasformarsi in compost e fertilizzare il suolo (non quello di "trasformarsi in lignite"). È un destino che possiamo riprodurre - entro certi limiti - nel ciclo dei rifiuti urbani utilizzando la raccolta differenziata e impianti di compostaggio. È un processo che conosciamo, che funziona, e che non costa caro. Genera compost utilizzabile in agricoltura e, come sottoprodotto, può generare energia in forma di biometano. Anche se al momento il compostaggio tratta soltanto una frazione dei rifiuti organici in Toscana, possiamo e dobbiamo migliorare».

«Quale vantaggio – riprende l’intervento – offrirebbe il processo di "carbonizzazione idrotermale" rispetto al compostaggio? Su questo punto, la cosa non è per niente chiara. In primo luogo, si parla di trasformare il rifiuto organico in lignite, ma non si dice chiaramente che cosa si farà di questa lignite. Si parla di utilizzarla come ammendante per l'agricoltura. Ma usare il carbone in questo modo è una cosa ancora in corso di studio e nessuno sa se l'agricoltura toscana potrebbe anche lontanamente assorbire le quantità di lignite prodotte da questi impianti e averne dei vantaggi. Per non parlare poi del rischio incendi a sparpagliare grandi quantità di un prodotto infiammabile nei campi. Allora, non resta che bruciare questa lignite, a meno che uno non la si voglia mettere in discarica. Ma allora siamo alle solite: il processo di carbonizzazione idrotermale non sarebbe altro che un normale incenerimento rifiuti, sia pure con alcune migliorie. Quindi, vogliamo veramente rimanere per sempre legati al carbone? Sembra proprio che non riusciamo a liberarci dell'idea che l'unico modo di vivere sia di bruciare qualcosa. La vera sfida, oggi, è chiudere il ciclo dei rifiuti organici e ritrasformarli nella materia organica che li aveva creati con il compostaggio e il ritorno al ciclo agricolo. Questa è l'unica vera magia: quella della natura».

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