Il Tirreno

Lucca

Ora a Lammari vince la paura

di Andrea Giorgi
Ora a Lammari vince la paura

Cittadini ed esercenti preoccupati dopo le rapine: «Chiudiamo a chiave la porta del negozio»

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CAPANNORI. A Lammari non si parla d’altro. Nei bar, davanti alla chiesa, nelle edicole: ovunque si sente il solito disco rotto, la cui unica canzone racconta di una banda di brutali rapinatori che paiono aver preso di mira il paese. D’altra parte era inevitabile: quattro rapine in quattro giorni, bastonate ed ossa rotte, vittime caricate su un pickup e costrette con la violenza a prelevare denaro dal bancomat. Ce n’è a sufficienza per far montare l’ansia anche al più imprudente degli ottimisti. C’è qualcuno, d’altra parte, che non si è sentito chiamato in causa leggendo le notizie sui giornali?

Le vittime erano tutte persone comuni, aggredite per pochi spiccioli mentre compivano azioni comuni. Il pensionato o il ragazzo che si rifornivano di benzina di sera sulla strada di casa, il lavoratore che la mattina presto si apprestava ad iniziare la giornata: routine quotidiana per chiunque, che improvvisamente si trasforma in un incubo ad occhi aperti. E viene spontaneo domandarsi: chi sarà il prossimo? Un triangolo delle bermude ormai, quello che gravita attorno al paese, dove ad essere scomparsa è soprattutto la serenità delle persone nel quotidiano.

«Lavoro nel mio negozio ormai da 42 anni – dice Augusto Angelini, storico barbiere di via Lombarda – e mi sono accorto che negli ultimi anni i discorsi dei clienti sono cambiati. Una volta si parlava di donne, di calcio: adesso l’unico argomento è la paura. Della crisi, della delinquenza, e negli ultimi giorni di rimetterci un osso o due mentre si rientra a casa. La situazione va sempre a peggiorare, e non si vede una soluzione, perché non si può mettere un poliziotto ad ogni distributore o bancomat della Piana. La gente ormai ha perso la fiducia che la situazione possa tornare ad essere migliore».

A far paura, soprattutto, è la brutalità inconsueta dimostrata dalla coppia di rapinatori: «Furti e scippi ci sono sempre stati – dice Mariella Cesaretti, che gestisce assieme al marito ed al figlio il Bar Gemignani – ma raramente si è sentito di aggressioni così violente. Io comprendo che, in questi tempi di crisi, anche delle brave persone possano ritrovarsi costrette loro malgrado a rubare denaro per sfamare loro stesse o le proprie famiglie, ma qui stiamo parlando di gente di tutt’altro genere. Pare quasi che ci provino gusto a picchiare le vittime, anche senza che sia strettamente necessario ai fini della rapina». Ed è inevitabile che gli esercenti, molti dei quali si trovano spesso a chiudere bottega a sera inoltrata, notino l’evoluzione che la banda ha manifestato con l’ultimo colpo: dai clienti dei distributori al panaio del paese. Chi può assicurare che, visto come fino ad adesso sono riusciti a farla franca, non decidano di alzare ulteriormente il tiro verso bersagli forse ancora più succolenti? «È vero che ci troviamo in centro del paese – dicono Antonella e Caty, parrucchiere che lavorano vicino alla chiesa – ma qui alle 5 fa buio, e se qualcuno entrasse in negozio o ci aspettasse quando torniamo a casa la sera con l’incasso, chi se ne accorgerebbe? Per sicurezza noi in questi giorni abbiamo deciso di chiudere la porta a chiave, dopo una certa ora».

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