Sicurezza
Dipendenti provinciali possibile taglio dei salari
Dal primo gennaio scatta l’obbligo di dimezzare le spese per il personale Lozopone (Cgil): «Manca la mappa del fabbisogno, non si conoscono gli esuberi»
LUCCA. È sempre più incerto l’orizzonte per gli oltre quattrocento dipendenti della Provincia dopo il primo step della riorganizzazione in base alla legge Delrio. Giovanna Lozopone, segretaria generale della Funzione Pubblica Cgil ammette di essere «fortemente preoccupata» per il mantenimento del personale e del livello dei salari, in particolare dal primo di gennaio 2016 quando entrerà in vigore, spiega la sindacalista «l’articolo della normativa che prevede di abbattere al 50% le spese di personale».
I segnali che fanno lievitare l’apprensione sono tanti. A fronte di un numero di 48 esuberi del personale dipendente di Palazzo Ducale «calcolato in base ai requisiti precedenti la legge Fornero», spiega la segretaria generale della Funzione pubblica, allo stato attuale è difficile dare una definizione precisa del personale in sovrannumero. «Il primo problema - dice Giovanna Lozopone - è che non abbiamo ancora una mappatura del fabbisogno di personale della Provincia. E le domande di mobilità esterna presentate alla Regione Toscana non hanno ricevuto il nullaosta, senza che sia stato spiegato il motivo del diniego. Il fatto è particolare: a livello regionale, su 21 domande di mobilità esterna presentate, 20 sono state rifiutate, una sola è stata ammessa». Se ci sono domande da parte di attuali dipendenti provinciali di passare alla Regione la ragione è evidente: si cerca di trovare un posto in un ente che almeno allo stato attuale non è in dismissione, dove quindi almeno per ora la prospettiva di lavoro esiste. Ma «anche se vanno a lavorare in Regione, i dipendenti della Provincia mantengono il salario di provenienza»: lo stipendio in sostanza non viene adeguato a quello dei dipendenti regionali, che hanno un contratto con parametri di retribuzione più alti.
Sono alcuni aspetti della situazione attuale. Ad aumentare la preoccupazione c’è il rischio che i dipendenti inseriti nella polizia provinciale possano finire «sul portale dei dipendenti del pubblico. Significa che nel caso in cui venga rifiutata la proposta di un nuovo incarico magari perché troppo lontano, il dipendente ha due anni di tempo per accettarne un altro oppure trascorso il termine verrà licenziato - spiega la sindacalista -. Ovviamente faremo tutto il possibile perché ciò non accada e abbiamo buone speranze».
L’altro aspetto riguarda i centri per l’impiego. Tra i circa 110 addetti «ci sono tempi determinati e contratti co-co-pro - conclude Giovanna Lozopone -, in tutto sono una decina e il loro lavoro è sicuro ad oggi fino al 30 dicembre 2015. Sempre al centro per l’impiego ci sono i lavoratori degli appalti: sono circa una quarantina, e anche il loro futuro è incerto».
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