Il Tirreno

Lucca

Addio alla Polis Nuovi progetti per i suoi immobili

di Luca Cinotti
Addio alla Polis Nuovi progetti per i suoi immobili

Bacchettoni e area dello Steccone passeranno al Comune che potrà trovare finanziamenti finora preclusi

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LUCCA. Addio, Polis. In consiglio comunale è stato scritto il primo atto del lungo addio che porterà alla liquidazione - già annunciata - della società immobiliare partecipata dal Comune attraverso la Lucca Holding. Ma se, da una parte, si tratta di un pezzo importante della storia recente di Lucca che va a finire, dall’altra si aprono prospettive nuove per gli immobili rimasti in capo a Polis (palestra Bacchettoni e parte dell’area ex Italgas a San Concordio), che ora ritorneranno nel patrimonio del Comune.

Nel dibattito dell’aula di palazzo Santini ha preso la parola anche Pietro Fazzi, sindaco che tenne a battesimo la Polis nell’ormai lontano 1999. E Fazzi - contrario allo scioglimento - ha centrato il punto nodale della questione: «Con la delibera di questa sera si mette una pietra tombale su un periodo». L’ex primo cittadino ha ricondotto il tutto alle mutate condizioni del mercato immobiliare, oltre che a una scelta politica ben precisa. Ma è innegabile che l’addio a Polis segna uno spartiacque. Per un lungo periodo, nel primo decennio del ventunesimo secolo, è proprio da questa società, allora un tutt’uno con Metro, che sono passati progetti, soldi, polemiche.

Alla fine, di quei progetti, l’unico portato a termine è stato il recupero della ex Caserma Mazzini. Qualcos’altro non è mai stato preso in carico da Polis, come l’ex manifattura. Perché - sempre secondo Fazzi - ci si è rivolti verso Firenze, con esiti sotto gli occhi di tutti. E con lo svuotamento, di fatto, delle competenze di Polis. Che oltre alla Manifattura si sarebbe dovuta occupare anche del Carmine, per il quale era stato contattato anche Oscar Farinetti, patron di Eataly. È fra il 2008 e il 2009 (sindaco Favilla) che si compie il destino dell’azienda.

Metro viene separata e i soci privati delle due aziende (imprenditori del cartario e il gruppo Valore) vengono liquidati. Con la non modica cifra di 6.2 milioni, che crea una discreta plusvalenza per i soci privati. Decisione annunciata da Favilla in consiglio comunale e legata a una sentenza che censurava il fatto che - in altro comune toscano - i soldi dei parcheggi finissero nelle casse di una società partecipata dal privato e solo in piccola quota al Comune. Ad affossare Polis intervenne poi la crisi economica mondiale (con pesanti riflessi sull’immobiliare) e la scoperta che il terreno dello “Steccone” (progetto finito nelle maglie della magistratura) era pesantemente inquinato e necessitava di una bonifica milionaria.

Ma in realtà quello che ha spinto Comune e Holding a chiudere Polis è la constatazione che - venuta meno la liquidità data dagli incassi dei parcheggi - non pare possibile trovare per i due immobili della Bacchettoni e dello Steccone un progetto che sia in grado di camminare sulle proprie gambe, di essere “autofinanziato”.

Non che non ci siano state idee, per entrambe le strutture. Anzi, gli studi di fattibilità si sono susseguiti, ma la sentenza è sempre stata quella: nel periodo di crisi attuale non c’è modo di realizzare un’impresa con non vada in perdita. Né è possibile, per Polis come è attualmente, pensare di avere soldi dal Comune o di intercettare finanziamenti europei o di fondazioni: la società, infatti, è privata e non può essere “foraggiata” da contributi pubblici. Nè il Comune può intervenire - come ha ricordato più volte la Corte dei conti - per “tappare” i buchi di bilancio. Con la liquidazione, però, tutto cambia. Il passaggio da spa a srl, il trasferimento dei due dipendenti ad altre società del gruppo e la nomina di un amministratore unico (David Ninci) permette innanzitutto di abbattere i costi di gestione, cifrati in 250.000 euro l’anno. E il passaggio degli immobili al comune quando sarà chiusa la procedura di liquidazione (ci vorrà circa un anno) permetterà di battere strade nuove. Palazzo Orsetti, infatti, potrà accedere a quei finanziamenti che erano preclusi alla Holding. Certo, innanzitutto serviranno i progetti, sia per lo Steccone sia per la Bacchettoni. Nel primo caso ci sarà innanzitutto da capire come finirà la diatriba fra Comune, Provincia e Italgas sull’onere della bonifica. Ma, in prospettiva, sembra destinato a essere abbandondonata l’idea dell’immobile direzionale e commerciale, pensando piuttosto a realizzare un’area con un aprcheggio scambiatore. Una possibilità che permetterebbe di intercettare fondi comunitari che “insistono” sul tema della mobilità sostenibile. Senza contare che la bonifica richiesta per un parcheggio è meno approfondita (e costosa) di quella per un’area destinata a uffici. Anche per la Bacchettoni, in presenza di un progetto preliminare, si aprono prospettive interessanti. Che possono andare da un contributo delle Fondazioni bancarie a finanziamenti per impianti sportivi. E, a quel punto, la Polis sarà soltanto un ricordo.

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