Il dolore
Una nuova centralina lungo la Lima
Entrerà a breve in esercizio a Fronzola. Il proprietario: «Niente caccia alle streghe, sempre garantita la portata minima»
BAGNI DI LUCCA. Continuano le polemiche e le preoccupazioni in merito alla possibile costruzione di nuove centraline sul corso del torrente Lima, dove negli ultimi anni sono già state cementificati diversi tratti e dove la fauna ittica secondo ambientalisti e pescatori ha già subìto ripercussioni.
Da Giorgio Piercecchi, 70 anni, pescatore da quando ne aveva 16 e conoscitore di tutto il panorama fluviale della vallata, in particolare della zona che riguarda Bagni di Lucca, arriva un appello accorato. «Sono colpito e preoccupato per i manufatti che continuano a sorgere lungo i nostri torrenti. I Comuni della Mediavalle e della Garfagnana continuano a regalare tratti di fiume a privati in cambio di pochi spiccioli. Nella Valle, da Coreglia fino a Gorfigliano e al Passo delle Radici, ogni Comune ha lasciato costruire: ogni torrente ha almeno una centralina di captazione per la produzione di energia».
Inevitabili, secondo Piercecchi, modifiche all'ambiente: «La Lima rischia di morire completamente: un tratto dove tra breve andrà in funzione una nuova centralina per la produzione di energia è quello che si trova in località Fronzola, lungo la strada che conduce a Riolo. Qui i lavori sono partiti circa due anni fa e l'apertura del fiume è stata ridotta da circa quattro metri a forse due. Mi chiedo se una ondata di piena possa essere assorbita. È stato alterato circa un chilometro di torrente che era ricco di granchi, salamandre, rospi, trote e ranocchi. Colpita anche la biodiversità che si trovava in grande quantità sul fondo: vermetti, granchietti e altri organismi. È sparito tutto. Anche se ora provassimo a buttare qualche trota non avrebbe niente per sopravvivere».
I lavori - spiega ancora Pierchecchi sono stati eseguiti «con una ruspa con una apertura di circa quattro metri che ha chiuso il torrente per un chilometro abbondante. I grandi massi e le pietre sono stati messi sulle sponde, tipo scogliera. Poi è stato spianato tutto, dopo uno scavo profondo più di un metro. Ci sono forti ripercussioni nel tratto dove il Fronzola arriva alla confluenza con la Lima: i detriti hanno riempito i fossi decimando tutta la fauna ittica nel tratto vicino al Demidoff».
Piercecchi sostiene di aver verificato la mancanza della “scala di monta”: «Trattandosi di una costruzione nuova, dovrebbe essere obbligatoria. Situazione che ho riscontrato anche in due centraline presenti in Val Fegana».
Il pescatore ricorda che ci sono centraline «a Benabbio, una nella Liegora vicino alle Fabbriche di Casabasciana, altre nella Val Fegana, una in fase di realizzazione nell'area della ex Alce, una in progetto sulla Buliesima nel tragitto che porta a Lugliano. È in programma anche un nuovo lavoro sul torrente Diana e uno sul Coccia, dove era stato ipotizzato un tunnel. Oltrettutto queste centraline non portano posti di lavoro perché sono monitorate e guidate elettronicamente».
Immediata la risposta di Alessandro Luisi, geometra, 38 anni di Borgo a Mozzano, il quale, oltre ad avere seguito personalmente tutti i lavori, è anche il proprietario della centralina: «Come spesso accade quando si entra in questo argomento arrivano le urla da caccia alle streghe. Ho seguito personalmente i lavori e posso dire che, grazie a una convenzione stipulata con la amministrazione comunale di Bagni di Lucca è stata assicurata sempre una quantità minima di acqua, in modo da garantire la sopravvivenza della fauna ittica. Chiaro è che, in un anno particolarmente privo di pioggia come questo, la condizione del fiume può variare. L'impianto deve garantire la sopravvivenza dei pesci con una portata minima di acqua che è di 120 litri al secondo (pensiamo che può arrivare anche a 2500 litri al secondo)».
Per quanto riguarda la scala di risalita per i pesci, «ne sono state fatte addirittura due. La prima all'inizio dei lavori subito dopo l'opera di presa, ma fu distrutta dalla alluvione del novembre 2012. Ci furono danni ingenti all'impianto e la scala di risalita venne portata via. Per questo danno venne accolta la domanda di risarcimento fatta alla Regione e fu possibile riparare. Successivamente abbiamo però avuto altri danni, nel 2013, con una nuova alluvione alla quale è seguita una nuova domanda per risarcimento danni. Siamo ancora aspettando la risposta ed è per questo motivo che al momento la centralina non dispone della scala di rimonta». Luisi conclude dicendo che, dal punto di vista progettuale, dispone ancora di 24 mesi di tempo per portare a termine l'opera di completamento. Da parte sua il vicesindaco e assessore Stefano Tintori spiega: «I lavori sono stati eseguiti secondo le autorizzazioni rilasciate dalla Provincia. Solleciteremo un nuovo e costante monitoraggio».
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