Il dolore
La Toscana vuole il Maestro come testimonial
Il compositore icona del turismo culturale «Ma Lucca e Viareggio si devono parlare»
LUCCA. Giacomo Puccini ambasciatore della Toscana nel mondo. Questa volta l’investitura arriva direttamente da Palazzo Sacrati Strozzi, sede della presidenza della Regione Toscana e sede d’eccezione, ieri, per la presentazione dei Puccini Days, il festival invernale costruito intorno alle date di inizio (22 dicembre) e fine (29 novembre) vita del compositore, ma nato anche per dare impulso all’economia locale legata al turismo culturale. L’investitura arriva dalle parole del presidente Enrico Rossi e della vice Monica Barni: parole che sono oro per Lucca e la sua terra ma che impegnano le istituzioni del capoluogo e il teatro del Giglio a dialogare con la costa, e quindi Viareggio e il Festival Pucciniano. La condizione è che non ci sarà un Puccini ambasciatore toscano se non sarà condiviso dalle due terre che il compositore amò e nelle quali visse, la nativa Lucca e l’adottiva Viareggio, in particolare Torre del Lago dove acquistò la famosa villa (oggi museo) sul Massaciuccoli.
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«Puccini è il più toscano dei lucchesi e il più lucchese dei toscani - dice Rossi -, è l’icona mondiale della musica di cui dobbiamo andare orgogliosi. Auspico un impegno di Fondazione, Comune e teatro del Giglio che sia di stimolo per tutti noi. Dobbiamo promuovere la sinergia con Torre del Lago: sarebbe fantastico se in Toscana più Comuni potessero dialogare. In questa legislatura abbiamo deciso di scommettere su Puccini per invitare il mondo a conoscerci meglio».
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Monica Barni riprende l’invito e lo esplicita nel lavoro avviato dalla Regione con le due amministrazioni. «Siamo all’inizio - premette - ma stiamo cercando di capire come costruire reti e percorsi. Occorre creare un dialogo per creare impatto e farsi vedere. Puccini è una figura intorno a cui non ci si è misurati in modo comune a causa di uno sfrenato individualismo».
Più chiaro di così. Il diktat è “abbattere i campanili” e andare avanti con obiettivi comuni. I Puccini Days, come le manifestazioni del Pucciniano, saranno gli strumenti per raggiungerlo: quest’anno il festival ha anche conquistato il patrocinio della Regione e del ministero dei Beni culturali.
«I Puccini Days - afferma il sindaco Alessandro Tambellini - li abbiamo voluti l’anno scorso perché dopo le iniziative del 2008 per il centocinquantenario della nascita di Puccini non erano state fatte altre manifestazioni. Nel 2014 il festival è stato un atto di volontà: oggi vogliamo rendere il festival più vivo. La musica è ineludibile e, come dice Cervantes in Don Chisciotte, “dove c’è la musica non c’è il male”, parole che oggi sono quanto mai attuali».
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Stefano Ragghianti, amministratore unico del Giglio, interviene sulla linea sposata dal Giglio di essere un «teatro aperto. Crediamo - sottolinea - che sia giusto veicolare il nome di Lucca attraverso quello di Puccini, che sia un binomio giusto per far uscire la città dal suo arborato cerchio. Andremo avanti con le produzioni, e i prezzi per assistere alle opere continueranno ad essere accessibili, tenendo conto dei tempi che viviamo e della necessità dei teatri di riempirsi, in quanto luoghi di libertà e laicità».
Il maestro cerimoniere di venti minuti importanti per Lucca (se saprà ben usarli) è Manrico Ferrucci, direttore generale del Giglio, pisano come Rossi: è lui a introdurre gli ospiti al tavolo, è lui il regista della passerella di Lucca a Palazzo Sacrati Strozzi. Non dimentica, in apertura di conferenza stampa, di far risuonare nella sala una toccante Marsigliese eseguita dalla brava pianista Laura Pasqualetti.
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