Sicurezza
«Colpito e caricato a forza sul pick up»
Su Facebook la testimonianza di una delle due vittime delle rapine ai distributori di benzina: «Meno male ero da solo»
LUCCA. «Avevo finito di mettere gasolio e subito dopo è arrivato questo pick up, li per li non ho fatto caso a chi fosse alla guida. Stavo per risalire in macchina e sono stato aggredito, fatto salire sul pick up e sceso dopo avermi preso il portafoglio un chilometro dopo»: così Gabriele Molendi descrive l’incubo vissuto sabato notte. Un racconto affidato alla pagina Facebook “Sei lucchese se...” in un post dedicato appunto alla doppia rapina messa a segno tra le 5 e le 5,30 del mattino ai danni dello stesso Baldanzi, 29 anni di Lucca, e, poco prima, nei confronti di Alberto Braconi, 69 anni.
Ma merita un commento anche la natura stessa del post messo sul social network, pubblicato domenica mattina e dedicato appunto all’episodio avvenuto la notte precedente. Un intervento fatto per invitare a prestare attenzione quando ci si ferma, di notte, a fare benzina a un distributore. E, all’inizio, in diversi hanno dubitato della veridicità della notizia: troppa violenza, troppo vicino a noi, e il tutto avvenuto durante un’azione così abitudinaria, da rendere quasi inaccettabile agli occhi di molti il fatto che fosse accaduta davvero. Invece no, quell’orrore era reale, ed è stato lo stesso Molendi a intervenire per confermare, suo malgrado, che quella notizia era vera: «Sono io il ragazzo di 29 anni aggredito alle spalle – ha scritto – e assicuro che la notizia non è falsa. Io sono una delle due vittime, penso che basti come fonte».
L’incubo era iniziato attorno alle 5 del mattino, quando l’uomo di 62 anni si è fermato a fare rifornimento al suo pick up Toyota al distributore Beyfin di Lammari. Dietro di lui si sono presentate due persone, col volto coperto, con una sbarra di ferro, e hanno iniziato a colpire l’uomo alla schiena e alla testa, per farsi dare il codice della sua carta di credito. Al rifiuto hanno caricato l’uomo sul suo pick up - anche se le forze dell’ordine non confermano questo punto -, gli hanno rubato il portafoglio, e lo hanno letteralmente torturato, storcendogli le dita, fino a quando Alberto Braconi non ha dato il numero del Pin. A quel punto l’uomo è stato abbandonato nella zona di viale Europa e i banditi se ne sono andati con la Toyota della vittima.
Ma i banditi non si sono accontentati, e sono andati a caccia di una nuova vittima, e l’hanno trovata al distributore Tamoil di San Colombano, si trattava appunto del 29enne Gabriele Motroni. Anche lui è stato colpito alle spalle, derubato del portafoglio e del Bancomat, e l’aver dato il proprio codice Pin non è bastato a proteggerlo dalla brutalità di questi rapinatori. Anche lui è stato fatto salire sulla vettura rubata al 62enne (che poi sarà ritrovata abbandonata il giorno dopo) e derubato. Il bilancio finale di quest’incubo l’ha fatto lo stesso Motroni: «Tre punti in testa, un trauma al ginocchio, 160 euro in meno e tutti i documenti da fare nuovamente». Un bilancio cui va aggiunto anche il trauma vissuto, i banditi hanno rubato non solo il portafoglio, ma anche la serenità, il fatto di sentirsi potenziali vittime anche nel fare una cosa banale come il pieno alla macchina («Meno male ero solo. Oggi bisogna avere paura soprattutto per i nostri figli», «È diventata una situazione insostenibile»). Comunque il pensiero del giovane non va tanto alle proprie condizioni, quanto all’altra vittima di quella notte di violenza: «Siamo sempre in piedi, dai. L'altro signore lo hanno veramente ridotto male». Signore (per lui la prognosi supera il mese) che, secondo quanto emerso dal racconto dei parenti, aveva con se anche parecchio denaro, che aveva con sé per pagare l’affitto.
Confermato dallo stesso Molendi l’accento toscano dei due banditi, uno degli aspetti su cui stanno facendo le verifiche gli inquirenti, che non escludono l’ipotesi di una parlata dialettale solo simulata. I capi d’accusa per i due ignoti banditi al momento sono quelli di rapina e lesioni. Le indagini dei carabinieri, dopo aver visionato le immagini delle telecamere della Ba
Beyfin (ma i banditi erano mascherati), adesso “seguono i soldi”: si tratta infatti di verificare il movimento bancario delle vittime, per vedere dove sono stati fatti i prelievi con il bancomat, e quindi controllare le immagini delle telecamere agli sportelli.
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