Il Tirreno

Lucca

Crac della Metaform, il pm: «Zambon a giudizio»

di Gianni Parrini
Crac della Metaform, il pm: «Zambon a giudizio»

Presentata la richiesta per il processo nei confronti dell’imprenditrice L’accusa nei suoi confronti è di bancarotta. A decidere sarà il gup

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LUCCA. Crac Metaform, il pm chiede il processo. Il sostituto procuratore Aldo Ingangi ha presentato richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di Jolanda Zambon, 52 anni, ex amministratrice della storica azienda fondata nel 1946 dalla famiglia Vincenzi, per anni leader nella produzione e commercializzazione di mobili, accessori e complementi di arredo bagno e materie plastiche per cucina.

La Metaform è fallita nel 2014, ma già a partire dal 2004 era in forte crisi. Nel 2013, Attilio Zambon – oggi deceduto ma all’epoca legale rappresentante dell’azienda – portò i libri in tribunale chiedendo l’ammissione al concordato preventivo. Vi fu la cessione di un ramo d’azienda che consentì alla Metaform di proseguire l’attività sino al 24 settembre 2014, quando venne dichiarato il fallimento con una perdita di 12,5 milioni di euro.

Un brutto colpo per tutta la Lucchesia. In passato l’azienda era considerata un fiore all’occhiello dell’imprenditoria lucchese e dava lavoro a moltissime persone. Nel 2011, ad esempio, contava ancora su tre dirigenti, otto quadri, quindici impiegati e trentadue operai. In tutto 58 persone.

L’accusa nei confronti di Jolanda Zambon, che per un certo periodo ha rivestito incarichi dirigenziali tra cui quello di presidente del Cda, è di bancarotta patrimoniale e documentale, nonché di bancarotta semplice. Dagli elementi raccolti dalla procura emerge che nel periodo in cui l’azienda versava già in forte crisi economica, Zambon e Vincenzi avrebbero continuato a riconoscersi compensi esorbitanti se commisurati a un fatturato in netto calo: dal 2006 al 2013, ad esempio, i due hanno incassato insieme 3,8 milioni di euro. Una gestione, dunque, non proprio da “buon padre di famiglia”. Inoltre, dalle carte in mano alla procura emergerebbe che gli amministratori tenevano una doppia contabilità, utile a coprire le perdite e a mantenere i conti in ordine. Il meccanismo si sarebbe basato sul gonfiare il valore della merce del magazzino.

Per il momento Jolanda Zambon, difesa Giovanni Frullano del foro di Pisa, ha depositato una memoria difensiva. La richiesta di rinvio a giudizio sarà valutata dal giudice dell’udienza preliminare Giuseppe Pezzuti, ma la data non è stata ancora. Zambon è persona molto nota a Lucca: in passato ha ricoperto la carica di vice presidente dell’Assoindustria Lucca e di presidente della squadra di basket femminile.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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