Proteste
Il cacciatore chiuso nel silenzio
Marco Zappelli si avvale della facoltà di non rispondere: il gip convalida l’arresto e rigetta i domiciliari
LUCCA. Resta in silenzio Marco Zappelli, il cacciatore di 58 anni che sabato scorso ha sparato in faccia a Gianfranco Barsi a conclusione di una banale discussione. Ieri mattina alle 8,30, l’uomo – residente a Ghivizzano e disoccupato da un paio di anni – è stato sottoposto all’interrogatorio di garanzia nel carcere San Giorgio. Zappelli ha preferito avvalersi della facoltà di non rispondere alle domande del gip Riccardo Nerucci. Quest’ultimo ha convalidato il fermo, confermando il capo d’accusa proposto dal pm Antonio Mariotti: duplice tentato omicidio. Respinta la richiesta di ottenere gli arresti domiciliari presentata dai legali del cacciatore, che ora sono diventati tre: a Maurizio Campo e Sara Romani ieri si è aggiunto Vincenzo Locane. Gli avvocati stanno ancora definendo la strategia difensiva, per questo hanno consigliato a Zappelli di avvalersi della facoltà di non rispondere. Al momento, le uniche dichiarazioni dell’ex agente immobiliare sono quelle rilasciate domenica pomeriggio alla caserma dei carabinieri di Coreglia, dove il 58enne si è costituito.
La dinamica dell’accaduto è comunque ben delineata: sabato mattina Gianfranco Barsi e il figlio Riccardo sono andati a raccogliere olive in un terreno di loro proprietà a Vitiana, a poca distanza dalla casa in cui vivono. In quel tratto di bosco è passato Marco Zappelli, che stava andando a caccia con il suo cane. Gianfranco Barsi lo ha invitato ad allontanarsi, ricordandogli che era su una proprietà privata. I due uomini hanno avuto un alterco al termine del quale Zappelli ha esploso un colpo di fucile nei confronti del 49enne di Vitiana, colpendolo al collo e lasciandolo a terra in fin di vita. Non solo: subito dopo il cacciatore ha rivolto l’arma contro il figlio Riccardo, sparando altri due colpi. Per fortuna il giovane è riuscito a schivarli correndo a perdi fiato in mezzo agli olivi. Il giorno dopo Zappelli è andato a costituirsi.
Intanto Gianfranco Barsi resta ricoverato nel reparto di rianimazione dell’ospedale di Cisanello, dove è stato portato subito dopo il fatto. L’uomo è stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico per la rimozione dei pallini di piombo che gli si sono conficcati nel collo e in alcune vertebre. Le sue condizioni sono gravi, ma da mercoledì i medici hanno iniziato il graduale risveglio dalla sedazione. Un processo che richiede un paio di giorni e che ieri ha fatto registrare un primo progresso: per qualche minuto Gianfranco ha potuto vedere e ascoltare i suoi familiari.
Intanto, i cittadini di Vitiana hanno deciso di manifestare la loro vicinanza ai Barsi con una bella iniziativa: domani, a una settimana dal ferimento, si terrà una fiaccolata di solidarietà e preghiera. «L'appuntamento – spiega don Giuseppe Andreozzi sulla pagina Facebook della comunità – è fissato alle 20,30 lungo la via Calavorno-Vitiana, all'altezza della strada sterrata per la Corbaia, luogo che Gianfranco ha curato con anni di dedizione e sacrifici, divenuto in un attimo teatro dell’assurdo atto di violenza distruttiva che ora lo costringe in gravi condizioni. Da lì la fiaccolata muoverà in silenzio e preghiera fino a raggiungere il paese e concludersi in piazza della Riunione».
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