Il Tirreno

Lucca

Licenziati cassiera e barista infedeli

Soldi dalla cassa di un bar
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Soldi dalla cassa di un bar

Si è concluso con un patteggiamento e una condanna il processo per gli ammanchi di contante alla pasticceria Regina

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LUCCA. Un patteggiamento, una condanna in abbreviato e due assoluzioni. Ma soprattutto i dipendenti «infedeli» licenziati in tronco e «costretti» per limitare i danni a lasciare parte del trattamento di fine rapporto al datore di lavoro. Si è concluso l’altro giorno davanti al giudice Nidia Genovese il processo per il furto con destrezza commesso nell’estate 2014 dalla commessa addetta alla cassa ai danni della pasticceria Regina in viale Castracani, una delle più importanti e prestigiose della periferia cittadina.

I fatti. Il sostituto procuratore Piero Capizzoto aveva citato a giudizio 4 persone: due, ormai ex dipendenti della pasticceria, accusati di furto e altri due, marito e figlia della cassiera, per ricettazione. Stando all’accusa il titolare del noto bar si accorge di strani movimenti nei bagni del locale da parte di una dipendente su cui ripone una cieca fiducia e che lavora da anni nel suo esercizio commerciale. Così si rivolge all’avvocato Andrea Da Prato e all’investigatore privato Renato Bianchi. Il detective piazza una telecamera sopra il registratore di cassa e un’altra nel bagno dei dipendenti. E scopre che la cassiera in questione, Barbara Orsi, lucchese, sottrae i soldi dal cassetto con una rapidità nei gesti delle mani da far invidia al più abile dei prestigiatori. Il proprietario non crede alla storia sino a quando non gli mostrano le immagini riprese dalla telecamera. In quei filmati si vede la donna che, dopo aver ricevuto le banconote, ogni tanto ne piega qualcuna e la ripone in un cassettino che in realtà, stando alle indicazioni del datore del lavoro, doveva restare vuoto. La procura indaga anche un cameriere-barman che, dopo aver scoperto la cassiera che faceva la cresta sugli incassi, l’affronta pretendendo una percentuale come prezzo del silenzio. E dalle immagini delle telecamere dell’agenzia investigativa Bianchi si vede la commessa che nel bagno riceve il barman e consegna una banconota da 50 euro ottenendo il resto di 20.

Il procedimento penale. Mentre il 17 luglio scorso Barbara Orsi davanti al giudice Genovese ha patteggiato a un anno di reclusione (pena sospesa), il barman Stefano Capocchi è stato condannato ad inizio novembre in abbreviato sempre allo stesso giudice a 3 mesi di reclusione con i benefici di legge. Per evitare che la pasticceria si costituisse parte civile al processo in modo da avere una pena mite ha rinunciato a 10mila dei 18mila euro di Tfr. La Orsi, dopo il patteggiamento, ha inoltrato un decreto ingiuntivo al tribunale civile per ottenere il Tfr ammontante a 40mila euro a cui si è opposto il legale della pasticceria Regina. Alla fine c’è stato un accordo con 15mila euro rimasti all’azienda e 25 andati alla ex dipendente. Alla base della transazione la condicio sine qua non della revoca della costituzione di parte civile nel processo penale nei confronti di marito e figlia della ex cassiera accusati di ricettazione. Entrambi sono stati assolti in abbreviato dall’imputazione.

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