Il Tirreno

Lucca

L’accusa è tentato duplice omicidio

di Luca Tronchetti
L’accusa è tentato duplice omicidio

Il cacciatore in carcere avrebbe inseguito e sparato ad altezza d’uomo al figlio dell’agricoltore ferito

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LUCCA. Tentato duplice omicidio. Con questa accusa il sostituto procuratore Antonio Mariotti si prepara all’incidente probatorio con il quale chiederà l'assunzione anticipata dei mezzi di prova nelle fase precedente il dibattimento. Perché Marco Zappelli, 58 anni, il cacciatore di Ghivizzano che nella tarda mattinata di sabato ha esploso tre colpi con il suo fucile semi automatico calibro 12 colpendo alla gola Gianfranco Barsi e riducendolo in fin di vita avrebbe potuto causare gli stessi danni al figlio dell’operaio-agricoltore, Riccardo Barsi, 18 anni. Perché, stando all’accusa, dopo aver sparato a 3-4 metri di distanza al titolare dell’oliveto ha inseguito e sparato due colpi ad altezza d’uomo contro il ragazzo maggiorenne. Quindi, dai riscontri dei carabinieri di Castelnuovo guidati dal capitano Paolo Volontè, Zappelli, agente immobiliare disoccupato da 24 mesi, non avrebbe sparato verso Riccardo Barsi in modo da intimorirlo per scappare senza essere seguito. Ma dalla traiettoria e soprattutto dai pallini conficcatisi contro mezzi e alberi posti nel bosco in località Vitiana pare che il cacciatore, in preda ad un raptus, abbia inseguito cercando di colpire anche il ragazzo che nel frattempo stava fuggendo da quel luogo.

Interrogatorio di garanzia. Domani mattina nel penitenziario di San Giorgio è fissato l’interrogatorio di garanzia di Marco Zappelli. All’udienza di convalida il giudice delle indagini preliminari Riccardo Nerucci e i legali dell’indagato, avvocati Sara Romani e Maurizio Campo che ieri mattina hanno varcato la soglia del carcere per parlare con il loro assistito. Sin dal momento in cui si è costituito ai carabinieri di Coreglia l’ex agente immobiliare ha espresso subito il pentimento per il gesto compiuto. «Voglio pagare per il male che ho fatto» la frase rivolta ai militari prima di essere posto in stato di fermo e che il legale non gli consigliasse in sede di interrogatorio davanti al magistrato di avvalersi della facoltà di non rispondere.

Perizie. Non è difficile intuire che il pm possa chiedere almeno tre perizie legate sia allo stato psichico dell’autore del duplice tentato omicidio al momento di compiere il fatto, sia all’arma sequestrata dai carabinieri, sia alle ferite riportate da Gianfranco Barsi che, ad oggi, è ancora ricoverato in coma farmacologico e in prognosi riservata all’ospedale Cisanello di Pisa. Solo tra 72-96 ore, una volta che i medici decideranno di toglierlo dal coma farmacologico, i medici potranno capire quali effetti sulla motricità del soggetto hanno comportato le lesioni riportate a causa della fucilata.

L’indagine continua. Altri accertamenti sono stati disposti dal magistrato che lavora a stretto contatto con il sottufficiale di pg dei carabinieri, Vincenzo Galluzzo, e con il reparto investigativo dei carabinieri.

Incidente probatorio. Non è da escludere che in quella sede avvenga il confronto tra il testimone-vittima e l’indagato come è possibile un esperimento giudiziale sui luoghi soggetti a modificazione.

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