La manifestazione
Sea Risorse interessata al bricchettaggio
Ma il Pd locale si schiera contro l’ipotesi, che sembrerebbe avallata dal sindaco In ballo ci sono oltre trenta posti di lavoro, tra dipendenti diretti e dell’indotto
GALLICANO. Il futuro dell'impianto di bricchettaggio, potrebbe passare dalle aspirazioni della Sea Risorse, azienda da anni impegnata nel settore dei rifiuti e gestore del servizio a Viareggio e altri comuni della Versilia.
Il sindaco Saisi, che ha sempre messo davanti a tutto l'interesse e la salute dei cittadini vessati da mesi di emissioni maleodoranti, non chiude le porte a nessuno. Di certo, non ci sta a vedere di nuovo un pericolo per la comunità, e quindi ha coerentemente ribadito la sua contrarietà ad un nuovo start del bricchettaggio. Il Pd di Gallicano, che negli anni passati fu il promotore dell'impianto a Zinepri, avallando la scelta delle varie società che gestirono il sito, si schiera contro la decisione dell'amministrazione attuale: «Sea aveva posto fin dall’inizio un’unica condizione e cioè che l’amministrazione comunale non fosse contraria e non ponesse ostacoli alla riapertura. Certo rimaneva il problema dei cattivi odori che negli ultimi periodi, erano diventati più frequenti e insopportabili. I tecnici della Sea però avevano assicurato che tali problemi non si sarebbero ripetuti perché il materiale destinato all’impianto di Gallicano e qui lavorato sarebbe stato diverso da quello utilizzato nel passato. Inoltre il nuovo impianto in funzione sarebbe stato in grado di superare il problema delle maleodoranze - si legge in una nota -. Nonostante queste rassicurazioni l’amministrazione di Gallicano, nell’incontro che si è tenuto mercoledì scorso in Comune con i rappresentanti dei lavoratori, del sindacato e della Sea, ha ribadito la sua contrarietà all’impianto».
In ballo ci sono posti lavoro, e non pochi: «Questa è una grave posizione che manda a casa 21 persone che ci lavoravano direttamente e altre 14 dell’indotto, trasportatori e ditte di supporto tecnico. Ma non solo: l’attività non ripartirà, la società fallirà e quell’area dovrà essere risanata - continuano gli esponenti locali del Pd -. Visto l’esaurirsi delle risorse regionali per interventi di quel genere è molto probabile che dovrà essere il Comune a farsene carico, a meno che non si voglia lasciare per sempre quel sito in quelle condizioni».
Di fatto, tutto è fermo da un anno, da quando un incendio distrusse tutto, facendo temere anche un'emergenza ambientale, per fortuna scongiurata: «Ci trovavamo di fronte non più un imprenditore qualsiasi, ma una società, mista pubblico privato, che non avrebbe potuto, per la sua composizione, non tenere conto dell’amministrazione e della popolazione. Vogliamo sperare che nella testa del sindaco ci sia un piano B, un’altra idea o proposta per recuperare quell’area e creare/mantenere altrettanti posti di lavoro, ma adesso, ora non tra 10 anni».
Nicola Bellanova
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