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Puglia ancora assolto: «Ora un milione di risarcimento»

Puglia ancora assolto: «Ora un milione di risarcimento»

Per la 41ª volta sentenza favorevole al sindaco di Vagli. Questa volta per i ravaneti concessi alla società del Comune

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VAGLI SOTTO. Il conta-assoluzioni è arrivato a quota 41. Tante quanto le pronunce di giudici di primo e secondo grado e di cassazione che hanno dato ragione al sindaco di Vagli Mario Puglia. L’ultima, in ordine di tempo, è arrivata ieri mattina dalla Corte di appello di Firenze.

Il processo, che riguardava fatti risalenti al 2007, vedeva il vulcanico primo cittadino accusato di falso ideologico, abuso di ufficio e furto.

La vicenda era nata da una querela sporta dall’ex sindaco Domenico Ilio Giorgi per una autorizzazione di coltivazione di un ravaneto di cava che Puglia, in qualità di responsabile dell’ufficio tecnico del Comune, aveva rilasciato a favore della società comunale Vagli turistica.

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Secondo l’esposto, il ravaneto sarebbe stato di proprietà di Giorgi. E quest’ultimo aveva accusato il sindaco di aver attestato un “via libera” dal Parco delle Alpi Apuane che in realta non ci sarebbe stato. Quest’ultimo punto giustificava l’accusa di falso ideologico. In più, si aggiungeva quella di furto, insieme a Francesco Volpi, allora presidente di Vagli turistica, per aver portato via materiale dal ravaneto di cava.

«Tre anni fa - ricorda il sindaco Puglia - in primo grado ero stato assolto con la formula “il fatto nono sussiste”». La procura, però, aveva presentato appello. «Da parte mia - continua il primo cittadino di Vagli - avevo deciso di rinunciare alla prescrizione, che era maturata, perché volevo che i giudici decidessero nel merito».

Alla fine, per l’ennesima volta, la “scommessa” di Puglia è stata premiata: ieri il collegio di appello ha confermato in pieno la sentenza di primo grado.

Questa assoluzione, però, ha un sapore del tutto particolare. «Dopo le recenti pronunce della Cassazione - spiega infatti il sindaco - se fossi stato condannato era probabile che dovessi lasciare il mio incarico a causa delle previsioni della legge Severino».

La vicenda, però, non sembra essere destinata a chiudersi qui. Puglia, infatti, è deciso a chiedere conto allo Stato per quella che considera una vera e propria persecuzione: «La mia intenzione, grazie anche alla tutela dello studio legale Cardone-Buffoni di Massa - è di chiedere il risarcimento di un milione di euro per tutti i processi che ho subìto e che si sono conclusi con l’assoluzione. E chiederò un risarcimento anche a chi mi ha trascinato in questa ultima vicenda. Il mio è anche un invito ai magistrati: stiano più attenti prima di spendere i soldi dei contribuenti per indagini che non portano da nessuna parte».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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