Gioco
La grande sfida sta nel riaprire il museo del fumetto
Per Massimo Marsili è essenziale che il festival abbia un elemento di connotazione costante e all’altezza
LUCCA. Si congratula con la società Lucca Comics & Games e le istituzioni «che hanno lavorato per l’ennesimo successo di Lucca». Ma è fermo su un punto. Anzi su una sfida, che ormai si pone in modo stringente vista la fama di “capitale europea del fumetto” che Lucca si è largamente conquistata. Pensare un festival del fumetto ulteriormente “rinnovato”? No, tutt’altro, la formula va bene così. Secondo Massimo Marsili, direttore della Fondazione Puccini e funzionario di Lucca Promos, un passato da assessore alla cultura di Forte dei Marmi e di dirigente dei dipartimenti di cultura e turismo della Provincia durante la presidenza di Andrea Tagliasacchi, adesso, piuttosto, bisogna pensare a «come una gestione intelligente del Museo del Fumetto di Lucca possa diventare il simbolo della manifestazione per tutto l’anno».
Parole come pietre, visto che da mesi il museo del Fumetto nel vicolo San Romano è chiuso, per motivi economici ma soprattutto per l’assenza di un progetto che lo rilanci e gli consenta di autosostenersi.
Dottor Marsili, quale modello di museo del Fumetto immagina?
«Un museo dotato di caffetteria, con aree da destinare alla didattica, con un bookshop fornito. Un museo che sia un laboratorio creativo e abbia tutti i servizi necessari per essere vissuto dagli utenti, che offra proiezioni, una collezione stabile ed esposizioni temporanee. Credo che la fida maggiore per integrare le attività di Lucca Comics & Games con la città per l’intero anno non sia inflazionare la straordinaria unicità dell’evento appena finito, ma consista nel produrre un legame sostanziale con il museo del Fumetto, ripensato e innovato. Un lavoro costante che culmini nell’evento per ripartire dopo l’evento e consolidare il ruolo di Lucca come una delle capitali mondiali della creatività».
Un suo giudizio secco sulla rassegna del fumetto appena conclusa.
«È un evento che sa rinnovarsi ogni anno per contenuti e attività senza perdere il valore di una tradizione radicata e di un rapporto con la città sentito e partecipato. Inoltre durante i Comics la città assume un ruolo nazionale e internazionale e ciò consolida l’immagine di Lucca. Sottolineo anche il profilo culturale dell’evento: immergersi nel fumetto, seguire le sue evoluzioni nella tecnologia, verificare come la stessa la poi influenzato la tradizione innovandone la fruibilità, assistere alla creazione di giochi, vedere i cosplay significa immergersi nella cultura contemporanea, comprenderne le trasformazioni e toccare con mano anche il riflesso sociale ed economico di queste attività, che spesso non viene percepito ma che rappresenta un’importante voce di ricchezza per il Pil e produce reddito».
Qualcosa però è sfuggito di mano, come il proliferare di venditori abusivi di generi alimentari e di gadget.
«L’abusivismo va combattuto, anche in termini di attività ricettive».
A Lucca esistono altre manifestazioni di livello. Dal Summer a Photolux al Lucca Film Festival per dirne alcuni. Un collegamento tra questi eventi e i Comics potrebbe rappresentare un valore aggiunto per il festival del fumetto?
«I pubblici di questi eventi sono diversi: non è detto che chi è interessato ai Comics lo sia anche al Summer o a visitare il Puccini Museum o le mostre al museo Lu.C.C.A. Può accadedere, ma non è certo che accada. Ma vedo possibili forme di sinergia. Anche il piccolo tributo del Summer ai Comics (manifesti con caricature di star della musica travestite da eroi dei fumetti attaccati sulle vetrate del box office del Summer, ndr) ha un grandissimo valore. Il Puccini Museum, grazie a una convenzione con Lucca Comics ha aumentato gli ingressi del cinquanta per cento durante il festival del fumetto: a chi si presentava con il biglietto dei Comics l’ingresso al museo Puccini era ridotto da sette a cinque euro. Lo abbiamo pubblicizzato sul sito e sulla pagina Facebook del museo e lo stesso ha fatto Lucca Comics. Non è importante intrecciare le iniziative. Ma sono importantissime forme di collaborazione leggera: contribuiscono a creare un’idea generale di Lucca. E questo può accadere solo se cresce il dialogo tra gli eventi, se cresce il sentimento di partecipazione. Sto vedendo segnali nuovi di collaborazione e reciproco riconoscimento tra gli eventi della città. Faccio notare che non mi piace l’economia pianificata, tantomeno la cultura: preferisco il coordinamento».
Un’idea generale di Lucca. Ma dovrebbe essere veicolata per diventare una forma vera di promozione della città.
«Veicolare l’immagine complessiva di Lucca spetta alle istituzioni. Ma dovremmo mettere quel tanto in più per programmare e dire che l’immagine della città si basa su un numero di eventi. Occorre per questo creare una comunicazione dedicata, per dire che Lucca è i Comics, è Puccini, è Pholux e altro».
Dove trovare le risorse per fare tutto questo?
«Potrebbe essere utilizzato ciò che esiste di pubblico e di privato: il turismo in generale e quindi anche quello culturale hanno sempre maggior peso sull’economia. Molti imprenditori manifatturieri ci stanno investendo. Occorrerebbe però un coordinamento forte di un unico soggetto che lavori per tutti gli eventi nello spirito di operare una connessione tra questi e la città. E che veicoli il senso di Lucca come città della storia e della contemporaneità. Lucca è una piccola città ma con tanti eventi importanti: significa che è una città che produce molto. Le specificità possono essere utili anche per intercettare pubblici diversi ma all’interno di una prospettiva unitaria».
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