Proteste
Impianto a Salanetti, parla la proprietà: «Ora è più efficiente»
Gelli: sulla proposta precedente c’erano state incomprensioni Entrata in esercizio nel 2017, non tratterà più i fanghi
CAPANNORI. Il progetto relativo all'impianto di carbonizzazione idrotermale di Salanetti che la Creo srl (società subentrata alla Gielle) ha presentato lo scorso 30 ottobre alla Regione, competente in materia di rifiuti, è diverso rispetto a quello presentato nell'estate scorsa e poi ritirato nel marzo in Provincia di Lucca dopo essere arrivato fino alla verifica di assoggettabilità alla valutazione di impatto ambientale.
È un progetto «nuovo e migliore», sottolinea l'imprenditore lucchese Luca Gelli, amministratore unico della Creo srl. Il nuovo progetto accoglie le richieste che «hanno modificato in modo consistente il primo documento. Oggi siamo di fronte a un progetto nuovo, migliore, ancora più efficiente e con questo mi sottopongo di nuovo alla verifica delle istituzioni» dice Gelli, dopo avere partecipato al tavolo di confronto tecnico-scientifico «con chi aveva espresso dubbi e preoccupazioni».
Il nuovo impianto di produzione di lignite da rifiuto organico si basa su una tecnologia all'avanguardia per il recupero e la valorizzazione dell'umido e del verde da raccolta differenziata, finalizzato alla produzione di lignite e alla chiusura in loco del ciclo dei rifiuti organici. Il progetto della Creo, attraverso un protocollo d'insediamento, è finalizzato all'ottenimento dell'autorizzazione e alla richiesta di finanziamenti, stanziati appositamente dalla giunta regionale per stimolare gli investimenti privati.
«Ho ritirato il progetto precedente relativo al solo impianto di Salanetti – spiega Gelli – perché, insieme ai miei tecnici, ho deciso di aprire un percorso di confronto per recepire, dove possibile, le osservazioni avanzate da istituzioni e associazioni».
I tempi. Il nuovo progetto targato Creo, che intende realizzare un impianto simile a Piombino, contiene «miglioramenti tecnici e tecnologici» e seguendo «il nostro cronoprogramma partirà per primo lo stabilimento della provincia di Livorno e successivamente avvieremo la costruzione di quello lucchese, che potrebbe entrare in esercizio già nel 2017».
La nuova pratica sarà gestita dagli uffici regionali oggi competenti, per la valutazione dell'impatto ambientale e il rilascio della successiva autorizzazione.
Le tappe. Gelli spiega i motivi del ritiro del precedente progetto. «La decisione è stata motivata dalla non comprensione di alcuni aspetti tecnici relativi al funzionamento dell'impianto, che ha creato tensioni in una parte di società civile, dovute alla preoccupazione per i risvolti ambientali e la salute delle persone».
Gelli, accogliendo le osservazioni del Centro Ricerca Rifiuti Zero, ha quindi ritenuto necessario fermare il processo, avviando un confronto con l'organismo di ricerca di Capannori e lavorare per trovare soluzioni idonee a risolvere alcune criticità evidenziate. Inoltre, nel maggio scorso, è stato istituito un tavolo tecnico-scientifico per approfondire le caratteristiche della carbonizzazione idrotermale, durato due mesi e coordinato da Lucense, con la partecipazione del Centro Rifiuti Zero, del dipartimento di ingegneria civile e industriale dell'Università di Pisa, dell'università Politecnica di Valencia e Trento e della società Ingelia (sede spagnola e italiana), titolare della tecnologia.
Le novità. Il nuovo progetto, depositato venerdì scorso, presenta importanti modifiche. La prima riguarda la sostituzione della centrale termica a pellet di carbone autoprodotto con una centrale termo-elettrica a metano, ad altissima efficienza energetica. La seconda, invece, consiste nell'eliminazione dei fanghi dall'elenco dei materiali previsti in ingresso: non verranno quindi lavorati fanghi di alcun tipo, ma solo potature, sfalci, rifiuti organici da raccolta differenziata (Forsu).
Inoltre, l'impianto di Salanetti sarà attivato, in un primo momento, con una sola sezione, per lavorare 15.000 tonnellate delle 60.000 annue previste, avviando così un periodo di valutazione, propedeutico per la messa a regime, per ottenere il massimo dell'efficienza e del controllo in tutte le sezioni dell'impianto. Tra i punti di forza del progetto restano il recupero di un fabbricato esistente di dimensioni contenute (5mila metri quadrati, con un consumo di suolo pari a zero), quindi con possibilità di un'ubicazione puntuale per le esigenze del territorio, oltre ad autosufficienza per energia elettrica e acqua ed una breve durata del ciclo di produzione (8 ore).
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