Sicurezza
L’eredità pesante di Lattanzi
Ancora due membri da nominare nell’Organo di indirizzo dell’ente
LUCA CINOTTI. Ci sono eredità che diventano fardelli pesanti da portare. Lasciti che richiedono spalle forti e coraggio per non essere schiacciati da chi è venuto prima. È esattamente questo ciò che attende chi, nella prima parte del 2017, succederà ad Arturo Lattanzi alla guida della Fondazione Cassa di Risparmio. Un compito difficile, visto che il ruolo che negli anni della sua presidenza Lattanzi ha ritagliato attorno a San Micheletto: non solo semplice erogatore di fondi («non siamo un bancomat», ha sintetizzato), ma centro di gravità in grado di attrarre soldi da altri enti pubblici. E un “protagonismo” che qualcuno ha ritenuto eccessivo, ma che di fatto ne ha fatto il motore del recupero di pezzi di città e di territorio.
Difficile pensare che un pilastro portante come questo possa cambiare posizione, almeno in maniera repentina. Difficile credere che questo convenga agli enti pubblici e al mondo dell’associazionismo, della cultura e del sociale che sono i primi beneficiari dell’azione della Fondazione. E, allora, si fa sempre più strada la possibilità che la scelta del successore di Lattanzi segua il solco della continuità.
Gli indizi stanno innanzitutto nella recente nomina del nuovo Organo di indirizzo, la struttura che dovrà scegliere il nuovo presidente. Sui dodici nomi indicati fino ad ora (sette dall’assemblea dei soci, cinque dalle realtà del territorio), ben cinque sono conferme di uscenti: Enrico Castellacci, Gaetano Raspini, Umberto Tenucci, Enrico Marzaduri, Lucia Corrieri Puliti. Fra i nomi dei nuovi ingressi spiccano diverse personalità legate, in qualche modo, al mondo delle aziende.
Ben quattro, infatti, sono gli imprenditori: Alberto Fontana, della Salov; Laura Sartini Citti (materie plastiche); Silvano Bacci (lapideo); Mauro Celli (macchine per cartiere). A questi si aggiunge Vittorio Armani, che di Assindustria è stato direttore. Abbastanza per immaginare che, nelle scelte future, proprio l’industria possa avere un ruolo importante. A questi si aggiunge un bancario di formazione cattolica, Ugo Lanfrancotti: è stato indicato nella terna di Centro del volontariato e Arcidiocesi ma, nei fatti, è espressione di quest’ultima realtà. E, infine, il professor Alberto Vannucci, indicato dal Comune di Lucca.
Mancano, per completare il plenum del consiglio di indirizzo, due nomi. Uno è quello espressione della Provincia. La terna proposta da Luca Menesini è stata “rispedita al mittente”, visto che la Fondazione chiede che i nomi siano legati a settori che rimangono di competenza di palazzo Ducale dopo lo svuotamento dell’ente.
Il secondo è quello indicato da Università di Pisa e Imt. In questo caso, la terna nemmeno è arrivata e, a termini di statuto, la Fondazione ha chiesto al prefetto di attivarsi in via “suppletiva”. Un indizio - forse - dei rapporti non troppo buoni fra l’Ateneo di Pisa e l’istituto di alti studi lucchesi. Che proprio la recentissima nomina di un professore “pisano”, Pietro Pietrini, alla guida di Imt potrebbe però distendere. Insieme alla nomina, da qui a un anno, del nuovo rettore a Pisa che succederà Massimo Augello, noto per i rapporti non troppo buoni con Imt (che non potrà ricandidarsi).
Al di là degli ultimi due nomi dell’Organo di indirizzo, comunque, sono le norme stesso dello statuto della Fondazione Cassa di Risparmio a portare “naturalmente” verso scelte non troppo traumatiche. Con la riforma entrata in vigore da questa elezione, infatti, le componenti territoriali non indicano un nome secco, ma una terna all’interno della quale viene scelto il componente che spetta loro di diritto. E a operare questa scelta è l’organo di indirizzo uscente. Difficile, dunque, immaginare rivoluzioni. Al momento la linea pare tracciata verso una successione soft, che segua il solco scavato fin dalla presidenza di Gian Carlo Giurlani e arrivato a Lattanzi tramite l’esperienza dell’avvocato Giovanni Cattani.
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