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Le categorie contro i temporanei

Le categorie contro i temporanei

Martini propone di eliminare quelli che vendono da mangiare

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LUCCA. «Basta con i temporary store di generi alimentari. Abbiamo fatto uno sforzo importante nei confronti di questo tipo di attività. Anticipare la consegna delle domande con la Scia è stato un modo per avere un’idea in anticipo di ciò che ci si poteva aspettare. Ma la situazione è insostenibile. Adesso bisogna fare uno sforzo per trovare il metodo giusto dal punto di vista della legge per non consentire l’arrivo dei negozi temporanei alimentari».

Una chiara proposta quella di Giovanni Martini, presidente della commissione centro storico di Confcommercio.

Secondo Martini una presenza di esercizi temporanei così massiccia come è stata registrata quest’anno «non è giusta, è uno smacco a chi paga le tasse, paga il suolo pubblico e la tassa sui rifiuti, frequenta con regolarità i corsi per le certificazioni Haccp e sulle normative dell’antinfortunistica».

Le parole del presidente della commissione centro storico si fanno interpreti anche del malumore espresso già durante i Comics da una buona fetta dei commercianti della zona di San Francesco: uno dei punti a maggiore concentrazione di vendite di cibi e bevande (autorizzati e non) durante la manifestazione.

Un gruppo sostenuto di questi operatori ha già dichiarato il proprio scontento: gli operatori si stanno infatti organizzando per chiedere un incontro urgente all’assessore al commercio Giovanni Lemucchi.

E così Valentina Cesaretti, direttore di Confesercenti, dopo essersi complimentata con gli organizzatori e quanti hanno concorso all’ottima riuscita della manifestazione sottolinea che «l'unica nota negativa che si rileva è quella legata al proliferare eccessivo dei temporary store. Su questo particolare aspetto chiederemo un incontro all'amministrazione comunale, al fine di condividere chiare linee di indirizzo in merito all'apertura questo tipo di esercizi. Molte di queste attività temporanee, infatti, risultavano veramente inadeguate, sia sotto i profilo igienico-sanitario, sia sotto il profilo del decoro urbano. Una città come Lucca, che punta molto sulla tipicità e sulla qualità, non può permettersi di scadere così in basso, proprio nell'ambito di una manifestazione così importante. Tali esercizi devono assicurare uno standard coerente con l'immagine di Lucca e in linea con quanto richiesto al commercio tradizionale».

«Il rischio reale, infatti - prosegue Valentina Cesaretti -, è che le attività temporanee, che massimizzano i propri guadagni con scarsi investimenti, si pongano in concorrenza sleale proprio nei confronti degli esercenti tradizionali che ogni giorno, con non poche difficoltà e problematiche, cercano di operare con professionalità e rispetto delle regole».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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