Sicurezza
O bianco o nero il bilancio dei bar
I giudizi nettamente opposti dei gestori di esercizi pubblici Tra chi è entusiasta e chi si lamenta, senza alcuna sfumatura
LUCCA. Volete un esempio pratico del concetto di “bicchiere mezzo pieno e bicchiere mezzo vuoto”? Basta chiedere ai commercianti di Lucca come sta andando questa edizione dei Comics per le loro casse. Il “moderato ottimismo” o il “vago pessimismo” sono concetti che qui non sono di casa. Almeno non sono di casa tra i pubblici esercizi, dove i commenti dei gestori oscillano tra le parole “benissimo” e “disastro” senza vie di mezzo. Montagne russe di opinioni che prescindono dalla posizione del locale o dalla sua distanza dai nuclei pulsanti di Lucca Comics&games. Lo stesso dualismo lo si ritrova tra vetrine distanti una manciata di metri, davanti alle quali passano le stesse persone, e che vendono gli stessi prodotti e pure allo stesso prezzo. E sull’andamento delle vendite non incide nemmeno una scelta basata sul rapporto venditore-cliente, essendo quest’ultimo, nella stragrande maggioranza dei casi, un perfetto sconosciuto, arrivato per la prima volta a Lucca. No, l’impressione è quella di trovarsi proprio davanti a una reazione tutta caratteriale, tra chi – appunto – vede solo il bicchiere mezzo pieno e chi invece vede solo la parte vuota. E poiché questo scenario lo si è visto in ogni zona della città, da quella di Porta San Pietro alla zona di San Paolino, dal cuore del centro storico alla direttrice Porta Elisa–via Santa Croce (per restare nelle zone più “vissute” dal popolo del Comics), l’impressione che se ne ricava, alla fine, è probabilmente una banalità, ossia che bilanciando i diversi pareri alla fine sia andata abbastanza bene, anche se forse poteva andar meglio.
Il bicchiere vuoto. Partiamo dai commenti negativi, e dalle spiegazioni date per un volume di affari considerato inferiore alle aspettative. «Ormai vendono panini ad ogni vetrina, e noi che questo lavoro lo facciamo da sempre restiamo al palo», è il commento più comune. C’è poi la “questione ramen”, ormai il “piatto ufficiale” del frequentatore tipo del Lucca Comics: pratico, facile da preparare ed economico lo si può trovare, letteralmente, ad ogni angolo di Lucca. E per molti giovani costituiscono il pasto ideale, per non togliere tempo – e nemmeno soldi – al vero motivo della visita a Lucca, e lo dimostrano i cestini dei rifiuti colmi dei bicchieri rossi che contengono il pasto giapponese. Insomma, per molti baristi o ristoratori che hanno allestito un punto per rifocillare i visitatori, ognuna di quelle coppette rosse rappresenta un panino venduto in meno. C’è poi l’aspetto economico, e per molti sulle mancate vendite starebbe incidendo ancora la crisi generale, oltre a un’affluenza alla manifestazione giudicata inferiore a quella dello scorso anno. «Guardi, guardi la gente che sta passando – è il commento di uno dei baristi impegnati anche nella vendita di panini – vede quanti di loro hanno un sacchetto o un pacco? Quasi nessuno. E qui si capisce tutto. Molto semplicemente non ci son soldi. La maggior parte della gente che arriva qui non va nemmeno a fare acquisti agli stand, ma viene per godersi lo spettacolo, e magari per risparmiare si portano anche il mangiare da casa».
Il bicchiere pieno. «Non sta andando bene, sta andando benissimo. Ci vorrebbe un Comics tutti i giorni. Anzi, forse meglio di no, perché a reggere questi ritmi poi ci “raccattano con il cucchiano”»: così scherza il titolare di un bar del centro. Un commento che non ha bisogno di spiegazioni. Ancora più pratica, invece, una barista, cui chiediamo se le rivendite temporanee hanno inciso sui suoi affari. La risposta è sorprendente, ossia che sì, hanno inciso, ma in positivo. In positivo? «Sì, perché con tutto questo flusso di gente c’è lavoro per tutti, e non si formano calche nei singoli locali, e anche noi lavoriamo meglio, che tanto i clienti non mancano, stia tranquillo». Una lettura interessante indubbiamente, e quando la ripetiamo al titolare di un altro locale catalogabile tra i soddisfatti arriva un’ulteriore conferma: «È un collega che ha semplicemente detto la verità. Io ho lavorato, e bene. Meglio di quanto avrei potuto fare se ci fosse stata un’invasone di clienti: alla fine avremmo lavorato male noi e sarebbero rimasti insoddisfatti loro. E a conti fatti non credo che gli incassi sarebbero stati migliori».
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