Il Tirreno

Lucca

Al volante per 15 ore di fila nei guai la ditta di trasporti

di GIanni Parrini
Al volante per 15 ore di fila nei guai la ditta di trasporti

Si tratta della Dinelli di Capannori: costringeva gli autisti a turni massacranti I titolari avevano architettato un sistema per aggirare i controlli. Tre i denunciati

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LUCCA. Costringevano gli autisti a guidare anche 15 ore al giorno, pena il licenziamento. E per schivare i controlli delle forze dell’ordine avevano escogitato un sistema basato su falsi certificati di assenza e sulla sparizione dei cronotachigrafi, di cui puntualmente denunciavano il furto. Nei guai finisce una grossa ditta della Piana. Si tratta della Dinelli Autotrasporti, che ha sede a Marlia, nel comune di Capannori. I due proprietari dell’azienda, entrambi lucchesi (66 e 39 anni), assieme all’amministratore unico (37 anni), sono stati denunciati per una lunga serie di reati: dal falso alla violenza privata, passando per l’illecita concorrenza e la violazione delle normative sulla sicurezza nel lavoro.

L’indagine. A far emergere questa lunga serie di ipotesi di reato è stata un’indagine condotta dalla polizia giudiziaria di Lucca, attraverso la sezione della Polstrada, con l’apporto dell’Ufficio provinciale del Lavoro. L'indagine, diretta dalla Procura, ha richiesto mesi di verifiche, intercettazioni telefoniche e controlli a distanza dei camion tramite Gps. Un lavoro lungo e meticoloso, che alla fine ha dato i suoi frutti: «Le tre persone denunciate sono quelle che di fatto gestivano l’azienda, – spiega il comandante Calogero La Porta – Sotto la minaccia del licenziamento costringevano i 15 autisti a turni di lavoro massacranti, ben oltre le 9 ore al giorno previste come tetto massimo dalla normativa. In alcuni casi si arrivava addirittura a 15 ore di guida. Il tutto permetteva all’azienda di avere costi più bassi e guadagni maggiori».

Il sistema. Il modus operandi architettato per aggirare i controlli era basato su due punti. «Per prima cosa – spiega il comandante La Porta – Sostituivano il cronotachigrafo che l’autista deve inserire sul camion più volte nell’arco di un giorno, in modo che non risultasse mai il superamento delle 9 ore di guida. Una volta rientrati, gli autisti consegnavano i loro cronotachigrafi in azienda. Quest’ultima è tenuta a conservarli per due anni al fine di consentire le verifiche del caso, ma ogni 5-6 mesi presentava una denuncia per furto in modo da non doverli esibire in caso di controlli. Negli ultimi due anni le denunce di questo tipo sono state almeno tre». In secondo ordine, ai dipendenti veniva fornito un falso certificato di assenza: in caso di controllo su strada l’autista poteva esibirlo alle forze dell’ordine dimostrando di non essere stato al lavoro nei 28 giorni precedenti e quindi di aver rispettato i tempi di lavoro e di riposo settimanali previsti dalla legge che dopo un certo numero di ore di guida impone un giorno di riposo. In pratica, in questo modo, gli autisti risultavano sempre riposati».

Le intercettazioni. A far crollare il sistema sono state le intercettazioni telefoniche e il controllo a distanza dei mezzi che viaggiavano su e giù per l’Italia. «Un’intercettazione – rivela La Porta – effettuata mentre alcuni agenti stavano facendo delle verifiche in ditta ci ha permesso di scoprire il nascondiglio in cui tenevano i cronotachigrafi di cui avevano denunciato la scomparsa. Ne abbiamo ritrovati più di 2.000 e coprono un arco di tempo che va dal 2013 a oggi». In pratica mentre gli agenti erano in azienda, uno dei tre denunciati ha chiamato il collega e gli ha detto di spostare i dischi prima che i controlli arrivassero al nascondiglio (forse la casa di uno dei denunciati). «Ovviamente – prosegue il comandante – abbiamo subito bloccato il soggetto e nella sua macchina abbiamo trovato una montagna di cronotachigrafi. Perché non li avevano distrutti? Perché servivano a dimostrare ai clienti che gli autisti avevano lavorato». La ditta Dinelli resta aperta e continua l’attività in attesa che la Procura (il fascicolo è in mano al pm Salvatore Giannino) decida sul rinvio a giudizio.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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