Il Tirreno

Lucca

La fine di un’odissea: Osagie ritrova Tessy e piange di gioia

di Nadia Davini
La fine di un’odissea: Osagie ritrova Tessy e piange di gioia

Dopo che la storia è comparsa sul nostro giornale il giovane migrante ospite della Cri è riuscito a parlare con la moglie

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LUCCA. «Yes, I'm Tessy. It's me. Sì, sono io. Sono Tessy». Voce bassa, quasi intimidita, parole dette a metà. In sottofondo il pianto di un neonato. Poi un nome, Osagie, e il tono all'improvviso si fa fermo, squillante, percorso da vita e da amore. Ecco Tessy Oghomwenotiti, la ragazza ventottenne scappata dalla Nigeria con il marito, Osagie, e la loro bambina di sei mesi, Elizabeth. Insieme fino a Lampedusa e poi divisi: lui a Lucca, nel centro di prima accoglienza della Croce Rossa, lei a Bologna. Poche notizie certe fino a lunedì e la disperazione di Osagie che si trasforma in appello: aiutatemi a trovarla, aveva chiesto. Poi, ieri, grazie anche alla sua storia raccontata sulle pagine de Il Tirreno, la novità. Ecco Tessy. Sì, proprio lei, quella Tessy. Si trova a Bologna, nel centro “Gianna Beretta Molla”, la struttura che accoglie fino a quattordici nuclei mamma-bambino vittime di violenza o che si trovino momentaneamente in una situazione di disagio abitativo, economico, psicologico e sociale. Sulla cartina dell'Emilia-Romagna, adesso, Bologna è molto più di un nome. Almeno, così è per Osagie, che a quella parola strana abbina una certezza, il volto di sua moglie e le mani di sua figlia. «Non sto molto bene – racconta Tessy – Ho un dolore costante alla gamba, perché quando eravamo sul barcone, in mezzo al mare, dopo essere partiti dalla Libia, nel tentativo di proteggere mia figlia dall'acqua ho urtato molto forte e mi sono fatta male. Non posso muovermi in autonomia e gestirmi in modo indipendente. Ho bisogno di aiuto anche per la bambina e ho una gran voglia di riabbracciare mio marito, Osagie. Non ci vediamo da tanto, troppo tempo (Osagie e Tessy sono sbarcati a Lampedusa il 27 agosto scorso, ndr) e non capisco il perché. Siamo fatti per stare insieme, noi due. Abbiamo deciso di stare insieme, abbiamo lottato contro tutti per farlo e per dare un futuro diverso a nostra figlia».

Il centro dove Tessy viene ospitata da più di un mese è un luogo protetto, pensato per tutelare i minori inseriti, assicurando loro un posto sicuro dove crescere. «Abbiamo parlato più volte con Tessy – spiega l'educatrice della struttura bolognese –. E la coordinatrice del centro si è messa in contatto con i responsabili della Croce Rossa di Lucca. Abbiamo preso in carico la sua situazione, adesso dobbiamo individuare una struttura idonea dove poterli inserire tutti e tre».

La casa in cui attualmente vive Tessy, infatti, è rivolta solo alle donne e, quindi, non può accogliere Osagie. «Una volta trovato il luogo adatto dove poterli trasferire insieme – continua l'educatrice - Comunicheremo tutti i dati alla Prefettura di riferimento e saranno avviate le pratiche per il ricongiungimento, che di solito avviene in un paio di giorni». Cercasi struttura adeguata per accogliere un nucleo familiare: è un appello nell'appello. A Lucca o a Bologna, a questo punto, ciò che manca per riunire Osagie alla sua Tessy è un tetto comune, dove potersi ricostruire una vita. Insieme e per Elizabeth.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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