Il Tirreno

Lucca

L'appello: «Aiutatemi a ritrovare la mia famiglia»

Nadia Davini
Osagie Oghomwenotiti
◗
Osagie Oghomwenotiti

La storia di Osagie, ospite al campo della Cri, che non riesce a raggiungere la moglie e la figlia piccola

3 MINUTI DI LETTURA





LUCCA. Cercasi Tessy disperatamente. Osagie resta seduto di fronte alla sala operativa del centro di prima accoglienza della Croce Rossa di Lucca. Se ne sta lì, lo sguardo perso nel vuoto come se fosse un ultimo grido di dolore. Appena passa qualcuno lo ferma, ripete a tutti la sua storia, vuole sapere se ci sono novità e chiede aiuto. «Can you help me? I'm finding my wife. Puoi aiutarmi? Sto cercando mia moglie». Osagie cerca Tessy da un mese e mezzo, da quando sono stati separati sull'isola di Lampedusa, subito dopo essere sbarcati. Lei, con la piccola Elizabeth, la loro figlia di sei mesi, è stata portata a Bologna. Lui è arrivato a Lucca e ora vive nel campo per richiedenti asilo di via delle Tagliate, condividendo la tenda con altri otto ragazzi africani. A dividerli ottanta chilometri e decine di muri di incomprensione, burocrazia e rallentamenti.

[[atex:gelocal:il-tirreno:lucca:cronaca:1.12252758:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/lucca/cronaca/2015/10/12/news/migranti-ancora-partenze-dal-campo-di-via-delle-tagliate-1.12252758]]

«Non dormo più, ho paura che possa succedere qualcosa a mia moglie e a mia figlia. Hanno bisogno di me e io di loro». È un appello disperato quello lanciato da Osagie: lui, la moglie e la piccola Elizabeth erano sullo stesso barcone che da Zuara, in Libia, ha preso la via del Mediterraneo per raggiungere Lampedusa. Erano in 150, stipati uno accanto all'altro, l'imbarcazione è andata alla deriva e diverse persone sono morte annegate. A Lampedusa sono stati identificati e registrati e qua è avvenuta la separazione. «Prima mi hanno trasferito a Catania e poi a Lucca. Mia moglie è stata portata in ospedale, anche la bambina non stava bene: abbiamo rischiato di morire, perché il barcone ha cominciato a riempirsi d'acqua. Ci hanno salvato in mezzo al mare. Ora so che si trova a Bologna, ma nessuno riesce a capire dove sia esattamente». Osagie e Tessy Oghomwenotiti, lui 31 e lei 28 anni, vengono dalla Nigeria, entrambi da Benin-Ciy.

«Siamo fuggiti in cerca di pace anche per dare un futuro diverso a nostra figlia - racconta Osagie - La mia famiglia è cristiana, quella di Tessy è musulmana, ci siamo innamorati subito. Ci siamo frequentati di nascosto poi abbiamo deciso di sposarci. Tessy si è convertita al cristianesimo e i suoi genitori l'hanno ripudiata. Suo padre ci ha minacciati di morte più volte. Quando siamo scappati Tessy era incinta di sette mesi». Prima il Marocco, dove Tessy partorisce Elizabeth il 25 marzo scorso e dove Osagie, che in Nigeria faceva il saldatore, spera di trovare un lavoro. «Invece ho trovato solo violenza - continua a raccontare mentre mostra la testa piena di cicatrici - mi picchiavano perché sono nero». Poi la Libia, la paura, il deserto a piedi fino a Tripoli. «In Libia non si può vivere. Abbiamo pagato 600 dinari a testa (760 euro in totale) ai trafficanti e ci siamo imbarcati a Zuara».

È difficile spiegare per quale motivo 80 chilometri - quanti sono quelli tra Lucca e Bologna - possano trasformarsi in un labirinto tortuoso. «Sappiamo che si trova a Bologna, ma non siamo riusciti a capire in quale struttura sia ospitata. Lei non sa dirlo e quando l'abbiamo chiamata sul cellulare non è riuscita a passarci un operatore con cui parlare - spiega Michele Del Dotto, responsabile di Protezione Civile del Campo Cri di Lucca - Le ho fatto dire dal marito di richiamarci non appena individui un responsabile della struttura, ma ancora non ho ricevuto telefonate. Una volta che l'abbiamo trovata trasmettiamo i riferimenti alla Prefettura di Lucca per avviare la pratica del ricongiungimento». E ottanta chilometri, nella situazione di Osagie, non possono essere affrontati neppure di persona: l'allontanamento volontario dal centro di prima accoglienza comporterebbe infatti l'uscita dal programma di richiesta di protezione internazionale, determinando quindi il diniego per eventuali permessi di soggiorno. Osagie può solo affidarsi agli altri. E continuare a ripetere: «vi prego aiutateci, fateci tornare insieme». #lookingforTessy

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Toscana

Camaiore, addio a Giuseppe Vecoli: conosciuto commerciante con la passione per le moto

di Roy Lepore