La protesta
Restaurato il monumento ai caduti
Oggi a Segromigno in Piano l’inaugurazione dell’opera che si trova sul piazzale della chiesa del paese
SEGROMIGNO. La memoria come il ricordo non ha bandiera e colore. È indice di civiltà e di amore per chi diede la sua vita per un ideale affinchè il loro sacrificio contribuisse alla libertà e a un miglioramento delle condizioni sociali dei loro cari. E i donatori di sangue Fratres "don Mario Barsantini" di Segromigno in Piano, guidati da Nello Lazzareschi hanno deciso, in occasione dei 100 anni della ricorrenza dell'inizio della Grande Guerra, di restaurare e riportare al giusto decoro il monumento ai caduti che si trova sul piazzale della chiesa parrocchiale di Maria Santissima Addolorata. Ultimato il restauro, oggi alle 9,30, avverrà l'inaugurazione con l'esibizione della fanfara provinciale lucchese dell'associazione nazionale Bersaglieri a cui seguirà la cerimonia dell'alzabandiera e la messa in onore dei caduti di tutte le guerre.
Inaugurato nel 1974 presentava ormai i segni del tempo e delle intemperie. «Abbiamo deciso - attacca Nello Lazzareschi, presidente dei Fratres di Segromigno in Piano - di rendere onore ai dieci caduti della nostra frazione che hanno dato la loro vita in trincea durante la Grande Guerra. I loro nomi sono scolpiti sulla lapide del monumento. Ma noi, attraverso difficoltose ricerche storiche, abbiamo voluto ricostruire le loro storie realizzando un opuscolo che consegneremo agli abitanti e a coloro che parteciperanno alla celebrazione che culminerà con la scopertura di una targa commemorativa e la deposizione di una corona d'alloro».
I dieci caduti. Si va da Giovanni Guido Paoli, 21 anni, che viveva con la famiglia in corte Nepi e fu ucciso il 7 aprile del 1916 nelle Alpi dei Tauri Occidentali a Giovanni Casimiro Giannini, 20 anni, disperso nei combattimenti a Gorizia il 15 maggio del 1917 per passare a Raffaello Stefani, 18 anni, che abitava in corte Bastianelli e fu vittima di un bombardamento austriaco.
Ci sono poi Luigi Andreotti, 20 anni, che viveva con la famiglia in localita La Fratina, fante ucciso in combattimento; Giovanni Americo Mazzocchi, 25 anni, abitante in corte Mennetti che fu seppellito nel cimitero di Kelheim in Germania dove era stato fatto prigioniero; Domenico Matteucci, 28 anni, nato in corte Bugni, che si arruolò nell'esercito americano a Chicago e fu ucciso in Francia durante un combattimento; Corrado Lencioni, 19 anni, residente a Zone, caporale del settantaseiesimo reggimento Fanteria morì e fu sepolto nel cimitero francese di Veslud ad Aisne; Lorenzo Santori, 18 anni, ferito a morte da una pallottola a Paderno del Grappa (Treviso); Giovanni Angelo Vincenzo Unti, 30 anni, artigliere, deceduto in combattimento e Sebastiano Lencioni, 28 anni, che abitava a Zone con la famiglia e fu arruolato per il servizio militare negli Stati Uniti morendo poi in Russia per le ferite riportate in combattimento.
La curiosità. Il monumento ai caduti ha una forma particolare, forse unica nel suo genere, come riporta la stele che si erge al di sopra del basamento: una bandiera stilizzata alla rovescia. Su questo aspetto pende un dilemma irrisolto: la volontà di dare all'opera, da parte dell'ideatore (il maestro Ardinghi), una sembianza unica ed originale oppure un errore di "montaggio" da chi la pose sul basamento? Il dubbio rimane perché ad oggi non sono state ritrovate le carte dei progetti.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
