Il Tirreno

Lucca

Schiacciato dal muletto

di Barbara Antoni

La vittima è un operaio lucchese, avrebbe compiuto fra poco 57 anni

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LUCCA. Muore schiacciato dal muletto che stava riparando nel piazzale della Toscopaper, la cartiera di casa Toschi sulla via del Brennero, località Saltocchio di Lucca. Con tutte le probabilità Ronni Lombardi, 57 anni il prossimo 25 ottobre, lo sfortunato tecnico addetto alle riparazioni della ditta Vecar di Santa Croce sull’Arno, non ha fatto neanche in tempo ad accorgersi che la morte aveva scelto di prendersi proprio lui il pomeriggio del 9 ottobre, lì nel piazzalone della Toscopaper, fra le rotoballe di carta riciclata, davanti agli occhi irretiti di un giovane apprendista.

Questione di un attimo, di un nanosecondo forse: intorno alle 15,30 Lombardi, secondo le prime verifiche di carabinieri e tecnici della prevenzione e sicurezza nei luoghi di lavoro dell’Asl 2, si trovava sotto il muletto, sollevato utilizzando un cric quando - per cause ancora in corso di accertamento (un’ipotesi potrebbe essere che il cric ha banalmente ceduto) - il mezzo (che era fermo) è venuto giù, cadendo addosso all’operaio. I vigili del fuoco, quando hanno estratto il povero corpo dalla prigione mortale rappresentata dal muletto, quel cric lo hanno trovato.

Per Lombardi, che viveva a Monte San Quirico in via per Sant’Alessio con la moglie Catia Maria Amansi, padre di un figlio già grande di nome Federico, non c’è stato più nulla da fare probabilmente fin da subito, travolto e schiacciato da un mezzo che può arrivare a pesare anche nove tonnellate. I soccorritori, giunti immediatamente sul posto, non hanno potuto che accertare il decesso.

E dire che Lombardi il mezzo che ha ucciso lo conosceva di sicuro bene, come già più volte era stato a ripararne esemplari alla Toscopaper: anche giovedì 8 si era recato alla cartiera lungo la via del Brennero per questo motivo, secondo alcune testimonianze. La Vecar, la ditta per la quale Lombardi lavorava, è concessionaria della Linde, ditta di matrice tedesca che produce carrelli elevatori e svolge servizio di assistenza.

C’è il silenzio assoluto intorno alla Toscopaper dopo la tragedia. Dentro il grande stabilimento si continua a lavorare ai macchinari a ciclo continuo. Il cancello è chiuso: la sbarra si apre per far uscire l’ambulanza, i vigili del fuoco, per far entrare una seconda auto dei carabinieri (intervenuto il nucleo radiomobile per i rilievi di legge), il carro funebre della Croce Verde.

L’azienda non parla. Sul piazzale c’è il direttore dello stabilimento Alessandro Cagnacci, ci sono i carabinieri e il personale dell’Asl. Ci sono almeno due operai con la tuta rossa e bianca che vengono sentiti: le prime testimonianze utili a ricostruire la tragedia.

Arriva anche Armando Vergamini, sindacalista della Fistel Cisl: si è precipitato alla Toscopaper appena ha saputo dell’incidente mortale. Nell’immediatezza del fatto, riporta Vergamini, «le Rls non sono state informate».

Arriva anche la gente del posto, che ha visto infilarsi nel piazzale della cartiera nel giro di pochi minuti prima l’automedica, poi l’autocarro dei vigili del fuoco e l’ambulanza. E ha avuto un presagio sinistro.

Davanti al cancello arriva, tra le altre, una donna sconvolta, ancora in ciabatte da casa. Ha inforcato la bicicletta ed è arrivata a gran velocità: «Mio marito lavora qui dentro - racconta -. Ho appreso dell’incidente scorrendo le notizie online. Ho chiamato in azienda: ho avuto paura per mio marito».

La fabbrica è un punto di riferimento in una località circoscritta, è vita e pane per le famiglie, e ne scandisce la vita-. Ecco perché tutti la osservano sempre. Come la signora Celi Limo, che abita di fronte alla Toscopaper. «Ho sentito un urlo che ha squarciato l’aria - racconta - e ho guardato l’orologio: erano le 15.39. Sono corsa fuori: alle 15.46 è arrivata l’automedica e i vigili del fuoco».

Morire di lavoro. È una notizia che nessuno vorrebbe sentire. Chiarire in definitiva i contorni della tragedia spetterà agli inquirenti; sono stati posti sotto sequestro il cric, il muletto e gli attrezzi per la riparazione. L’indagine è condotta dal sostituto procuratore Aldo Ingangi della procura di Lucca.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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