Il Tirreno

Lucca

L’INDAGINE

Controlli sui Compro Oro nella Piana e in Lucchesia

di Luca Tronchetti
Controlli sui Compro Oro nella Piana e in Lucchesia

LUCCA. C’è un nesso di causalità tra il proliferare dei negozi in franchising di «Compro Oro» in Lucchesia e nella Piana e le centinaia di reati predatori (in prevalenza furti in abitazione) commessi...

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LUCCA. C’è un nesso di causalità tra il proliferare dei negozi in franchising di «Compro Oro» in Lucchesia e nella Piana e le centinaia di reati predatori (in prevalenza furti in abitazione) commessi nel territorio e messi a segno da pendolari del crimine di origine slava o di nomadi che provengono dai campi delle province vicine? Esiste nel nostro territorio una sorta di «filiera del furto»? È quanto gli investigatori vogliono cercare di capire. Si giustifica così l’azione di polizia e carabinieri che proprio tra venerdì e ieri mattina hanno setacciato svariati «Oro Point». Controlli certosini sulle generalità e la provenienza delle persone che si recano in quei negozi per vendere bracciali, spille, anelli, orecchini e altri monili cesellati con il nobile metallo. E che debbono, per legge, essere inserite in un apposito registro con accanto il prezzo pattuito di vendita e il peso e la quantità della merce preziosa che viene ceduta e acquistata. Una normativa precisa con pene severe che vanno sino al ritiro della licenza al rivenditore nel caso in cui vengano accertate irregolarità.

Sospetto ricettazione. Nell’ambito dei servizi coordinati dal comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica presieduto dal prefetto l’idea di verificare e catalogare i numerosi esercizi di Compro Oro è sicuramente da sottolineare. Nel gennaio 2013 i carabinieri avevano scoperto che un negozio di Altopascio era legato a una banda di nomadi che compiva furti e poi piazzava i monili preziosi al rivenditore. E adesso c’è il sospetto che, tra tanti «Oro Point» in regola con le normative vigenti, ve ne siano alcuni legati in qualche modo alla microcriminalità e alla ricettazione di «merce che scotta» frutto di furti appena perpetrati da gang di malviventi. Rivenditori infedeli pronti ad accettare il metallo prezioso senza curarsi della provenienza della merce e a rivenderlo in tutta fretta a fonderie o aziende specializzate attribuendo poi alla natura dei beni venduti - sui documenti di trasporto o le fatture - la qualifica di rottami.

Indagini lunghe. Se esiste un legame, un trait d’union, è fondamentale per gli inquirenti rompere questa spirale.

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