Il Tirreno

Lucca

Lima, cresce il no alla centralina raccolte oltre 500 firme contrarie

di Emanuela Ambrogi
Lima, cresce il no alla centralina raccolte oltre 500 firme contrarie

Nei prossimi giorni saranno depositate in Comune, poi il comitato chiederà un consiglio aperto La Provincia obietta un errore formale al ricorso presentato dai cittadini: «Bisogna passare dal Tar»

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BAGNI DI LUCCA. Aumenta il fronte dei contrari alla centralina sulla Lima. Sono più che soddisfatti i componenti del comitato a tutela dell'uso pubblico delle acque del torrente, che hanno raccolto in un mese e mezzo oltre 500 firme, di cui 350 di residenti mentre le altre 200 sono di persone che non risiedono nel Comune. Non è loro intenzione attaccare l'amministrazione comunale, ma hanno l'obiettivo di coinvolgere il maggior numero di persone possibile e di sensibilizzare la giunta Betti sulle conseguenze e i rischi portati dalla eventuale costruzione della nuova centralina elettrica. Entro la fine della settimana le firme saranno depositate in Comune, saranno la base per passare alla richiesta di un consiglio aperto.

Il fronte del no. «Obiettivo è coinvolgere i cittadini – ha detto Fabio Corsi del comitato Salviamo la Lima nel corso di una conferenza stampa – Vogliamo andare avanti nella battaglia per capire che cosa sta accadendo nel Comune di Bagni di Lucca. La nuova centralina andrebbe a impattare una bella fetta dell'ultimo tratto libero del fiume, nella zona di Casabasciana. Significativo il fatto che abbiano aderito alla raccolta firme tante persone prive di interessi personali, non spinte da motivazioni particolari. Abbiamo anche rilevato la mancanza di informazione, la gente non sa che cosa sta succedendo. C'è necessità di sapere. Bagni di Lucca ha già dato tanto alle centraline, che impoveriscono il territorio e non portano posti di lavoro».

La Provincia si fa da parte. È stato presentato anche un ricorso alla Provincia che ha risposto obiettando «un errore formale» perché non è previsto il ricorso diretto alla Provincia: si deve passare dal Tar o dalla presidenza della Repubblica. «Ma l’amministrazione, se vuole, ha tutti gli strumenti necessari per impedire la realizzazione dell'impianto. Il Comune – hanno specificato i membri del comitato – non si è ancora esposto e non ha risposto ai due inviti da parte nostra: uno in gennaio e l'altro alla fine di marzo 2015. C'è stata solo la dichiarazione di Betti sul discorso della compatibilità fra le due attività. Noi però sosteniamo con forza che le due attività non sono assolutamente compatibili. Non è ancora arrivata la autorizzazione da parte della Provincia, siamo ancora nella fase della procedura di concessione: il ricorso è stato fatto con gli elementi al momento presenti, cioè la valutazione di impatto ambientale. Non troviamo corretta neppure la dichiarazione che riguarda l'impatto: a 150 metri dalla costruzione della centralina si trova una scuola. Il Comune dovrebbe poi modificare la zona per l'impatto acustico, dichiarandola industriale. Come è possibile deturpare quest'area e rovinare definitivamente il torrente Lima?».

Interessi privati e bene comune. Il comitato ha confermato poi «mancanza di fiducia anche nei confronti della azienda che vuol costruire. Su un tratto di circa 300 metri si arriverebbe a una captazione del 90%. Tutto questo non è compatibile con le attività sportive. La società viene da fuori per depredare un patrimonio naturale che appartiene a tutti, solo per interessi privati e non dando reale occupazione. Una società costituita da privati potrebbe poi garantire la popolazione di fronte a una emergenza, a un disastro come può accadere sul torrente?». Secondo l'insegnante di canoa Liano Picchi, «in un territorio dove non esistono più aziende, va salvaguardato il patrimonio naturale, che rimane l'unica risorsa per far arrivare gente. La Lima va salvata. I canoisti possono anche adattarsi andando da altre parti, ma le persone, e sono tante, che negli ultimi mesi hanno lavorato grazie allo sviluppo dello sport fluviale verrebbero gravemente danneggiate e con loro piccoli alberghi, bed and breakfast, locali pubblici, ristoranti e negozi. I turisti che giungono anche dall'estero, in particolare, non vogliono vedere un fiume invaso dal cemento. Come sbarramenti in Val di Lima abbiamo già dato, ne esistono già troppi. La nuova centralina darebbe il colpo di grazia».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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