Finanza
Bledar, da profugo a capo di una cantina
LUCCA. Italiani e stranieri hanno trovato un linguaggio senza pregiudizi, frontiere e diversità nel lavoro in campagna e nel ciclo delle stagioni. Montecarlo, Comune vitivinicolo patria della doc...
LUCCA. Italiani e stranieri hanno trovato un linguaggio senza pregiudizi, frontiere e diversità nel lavoro in campagna e nel ciclo delle stagioni. Montecarlo, Comune vitivinicolo patria della doc lucchese, è un piccolo esempio di questa integrazione. Qui si trova una piccola colonia che parla un'altra lingua: nelle aziende che producono vino ed olio lavorano decine di lavoratori di nazionalità albanese.
Tra di loro c'era Bledar "Blendy" Bullari: la sua è una storia di umanità ed integrazione, di duro lavoro ed onestà. Arrivato in Italia come lavoratore stagionale è riuscito a conquistarsi la fiducia ed un posto di lavoro in una importante azienda agricola, la Fattoria Il Poggio di Montecarlo.
Entrato come lavoratore-immigrato, quindici anni dopo è il capo cantina della fattoria. Con lui oggi lavorano la moglie che si occupa dell'agriturismo, il padre-factotum, il cognato ed altri parenti. Otto dei componenti della sua famiglia sono dipendenti a tempo indeterminato dell'azienda agrituristica che produce vino e olio. «Sono partito dall'Albania in cerca di un futuro. L'integrazione è stata possibile grazie alla mia volontà e alla pazienza dei titolari. Lavoro ogni giorno per non farli pentire della fiducia che mi hanno dato. Questa azienda la sento anche un po' mia».
Bledar partito dalla più umile delle mansioni prima che i titolari dell'azienda, la famiglia Rossi, gli concedesse le chiavi della cantina: «Sapevo fare poco o nulla - ricorda -. In Albania fino a qualche anno fa la cultura del vino non esisteva. Il nostro vino nazionale è la grappa. Sono orgoglioso e riconoscente verso la famiglia Rossi che mi ha accolto, mi ha insegnato un mestiere e mi ha permesso di riunire qui la mia famiglia». L'esempio di Bledar, 34 anni, è un esempio per tutti gli altri lavoratori agricoli delle colline di Montecarlo e per tutti i 20.000 lavoratori della Toscana. «Quando vedo in tv le immagini dei migranti che fuggono dal loro paese rivedo anche la mia storia - conclude Bledar - la mia è oggi una storia a lieto fine. Fuggono per disperazione in cerca di un domani migliore per se stessi e per la loro famiglia. L'Italia ha sempre dimostrato grande umanità e solidarietà: ne darà dimostrazione anche questa volta».
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