La manifestazione
Tambellini: serve un accordo sulla ciclabile
Il sindaco chiede una riunione per chiarire le responsabilità sulla pista che va in malora
LUCCA. Un accordo fra tutti gli enti. Per specificare quali siano i compiti di ognuno per il mantenimento (ma ormai quello che serve è un vero e proprio recupero) della pista ciclabile Puccini lungo le sponde del Serchio. La proposta arriva dal sindaco di Lucca Alessandro Tambellini, dopo che nell’edizione di ieri avevamo raccontato le condizioni disastrose nelle quale versa l’opera inaugurata solo quattro anni fa.
Il punto centrale è quello della manutenzione. Che - secondo le due Provincie interessante, Lucca e Pisa - spetta proprio ai Comuni. Tambellini non è del tutto convinto di questo («da quanto so non mi risulta sia un compito dei Comuni»), ma comunque è convinto che serva mettere un punto fermo su tutta la vicenda: «È chiaro - dice - che un’opera di questo tipo deve avere una manutenzione continua, altrimenti va in malora. E visto che si tratta di una pista che è sotto la competenza di più enti, bisogna metterci tutti intorno a un tavolo per specificare quali siano i compiti di ciascuno».
Tambellini ha anche un’idea su chi debba agire in funzione di coordinatore: «Al momento devono essere le Provincie, che ancora esistono e che possono prendersi questo compito».
La pista che porta il nome del grande compositore, nelle condizioni in cui versa oggi rischia di essere più che altro un clamoroso autogol promozionale. Per questo anche Tambellini ritiene urgente prendere il toro per le corna e decidere cosa fare: «È chiaro che se la pista va in malora si tratta di un danno per tutti. Ma è anche chiaro che l’opera di coordinamento che, ripeto, per me spetta alle Province, debba essere fatta: si deve essere tutti concordi sulle misure da prendere, non si può pensare che ognuno vada in ordine sparso».
Già ora le condizioni e anche l’aspetto della pista è diversa a seconda dei territori attraversati. E questo certo non è un aspetto positivo. Altra questione delicata è quella dei costi. La manutenzione di un’opera del genere, complessivamente 40 chilometri, costa e costa parecchio, come del resto avviene per tutto quello che ha a che fare con il verde pubblico. Per questo la divisione dei compiti fra enti deve portarsi dietro anche una specificazione su dove trovare i soldi. Ed è meglio se tutto queste avviene in forma scritta.
Da più parti, negli ambienti dei comuni interessati dal passaggio della pista, la sensazione è che le province abbiano giocato allo “scaricabarile”, contando su finanziamenti europei per la costruzione e poi addossando ai municipi l’onerosa manutenzione quotidiana. Manutenzione che, di fatto, non c’è stata.
E ora per buona parte del tratto lucchese (sicuramente da ponte San Pietro fino al confine con Pisa), la pista che doveva ricordare quelle “mitiche” del Nord Europa non è altro che uno sbiadito ricordo.
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