Finanza
La mensa che non c’è
Quattro istituti ancora senza refettorio. Vietina: «Il servizio rischia lo stop»
LUCCA. Se per qualcuno il servizio mensa è stato reso addirittura all’avanguardia, per altri in pentola continuano a bollire da tempo gli stessi disagi. E mentre alcuni studenti da quest’anno possono beneficiare di spazi riqualificati, insonorizzati, con tavoli moderni dotati di sedie incorporate, nuovi tendaggi e carrelli porta vivande riscaldati, per altri il menù è sempre lo stesso ed è fatto di vassoi monoporzione sigillati e cibi da consumare in aula perché la sala mensa non c’è.
Problemi già noti da tempo quelli delle scuole primarie di San Donato, San Pietro a Vico, San Michele di Moriano e Montuolo, che anche quest’anno sembrano destinate a dover fare i conti con un servizio di ristorazione non in linea con la normativa, tenuto in piedi solo grazie alle continue deroghe.
Tanto che il vice sindaco e assessore alle politiche formative Ilaria Vietina ieri, in conferenza stampa, ha annunciato che «in queste scuole potrebbe anche essere necessario interrompere il servizio mensa». Gli interventi di adeguamento di cui l’amministrazione aveva cominciato a parlare già un anno fa, in realtà non sono stati realizzati e la situazione, man mano che passa il tempo, diventa sempre più delicata, anzi insostenibile.
«Per quanto riguarda le scuole primarie di San Donato, San Pietro a Vico, San Michele di Moriano e Montuolo sono ancora in piedi tutte le ipotesi, compresa appunto quella di chiudere le mense - ha detto Ilaria Vietina - il problema infatti, è la struttura degli edifici che le ospitano, nei quali è difficile ricavare degli spazi utili alla realizzazione materiale dei refettori».
Le scuole in questione hanno più o meno tutte la stessa struttura. Costruite negli anni ’60, sono composte da cinque classi, uno spazio per il bagno dei bambini e uno per gli insegnanti, un atrio e un ripostiglio. Lo scorso anno, sempre l’assessore Vietina, aveva parlato di due soluzioni possibili da mettere in campo entro l’estate: quella di «ricavare la sala mensa prevedendo pareti di cartongesso per isolare gli ambienti oppure optare per «l’ampliamento strutturale almeno per quanto riguarda le scuole (non tutte) che hanno un giardino adiacente».
L’obiettivo del Comune, vista la carenza di fondi, era quello di “puntare” a reperire dei finanziamenti rivolgendosi al governo anche attraverso il decreto sulla scuola, finanziamenti che però, evidentemente, non sono arrivati. Così, i lavori di adeguamento non sono stati fatti e ora, oltre al danno che comporta dover consumare il pranzo in aula, potrebbe esserci anche la beffa dello stop al servizio, che per le famiglie significherebbe dover andare a prendere i bambini all’uscita per poi riportarli, in poco tempo, a scuola per il rientro pomeridiano. Sempre durante la conferenza stampa di ieri, l’assessore Vietina ha anche parlato delle proteste in corso nelle scuole primarie di San Michele di Moriano, dove è tornato “il panino in classe”, e dell’istituto Nieri di Ponte a Moriano dove alcuni genitori segnalano «un servizio mensa scadente e troppo costoso». «Dal punto di vista teorico il sistema introdotto a febbraio garantisce un’equità proporzionale alla condizione della famiglia - ha detto Ilaria Vietina -, per alcune famiglie ci sono state delle riduzioni di prezzo, per altre degli aumenti ma non è detto che alcuni dettagli di questo sistema non possano essere ridiscussi. Per quanto riguarda invece la qualità e la quantità del cibo, invito i genitori a inviare i propri reclami al Comune magari il giorno stesso in cui si verificano dei problemi perché altrimenti anche per noi è difficile poter intervenire. Questo tipo di proteste non fanno che creare dei danni perché il cibo ha dei costi». Poi, sempre ieri, all’ora di pranzo, l’assessore Vietina insieme ai responsabili dell'ufficio mensa del Comune, hanno fatto una visita a sorpresa alla mensa della scuola primaria Pascoli di Saltocchio, una delle strutture pilota interessata dagli interventi di recupero del refettorio realizzati grazie ai fondi europei del progetto Oltrebampé. Qui i lavori sono stati terminati nello scorso mese di maggio. Per alcuni invece, non sono mai cominciati.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
