Il Tirreno

Lucca

Si moltiplicano i locali 47 bar e ristoranti in più

di Gianni Parrini
Si moltiplicano i locali 47 bar e ristoranti in più

I provvedimenti del governo Monti hanno dato il via al proliferare di esercizi L’allarme di Confcommercio: «Serve un freno, Lucca rischia di snaturarsi»

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LUCCA. Quaranta nuovi ristoranti e una decina di bar in più negli ultimi tre anni e mezzo. Sono gli effetti delle liberalizzazioni operate dal governo Monti in materia di nuove aperture di locali sul Comune di Lucca. Una piccola rivoluzione è in atto e va di pari passo alla crescita delle presenze turistiche sul territorio. Uno sconvolgimento che sta modificando il tessuto economico e sociale della città, in particolare del centro storico, che rischia di perdere la sua identità per trasformarsi in una sorta di Disneyland per visitatori. È questa la preoccupazione di Rodolfo Pasquini: direttore di Confcommercio per le Province di Lucca e Massa Carrara, che inizia la sua riflessione partendo da un bilancio dell’ultima stagione: «Grazie al cielo – afferma – le condizioni meteo quest'estate sono state molto buone e ciò ha permesso a tutti gli operatori di tirare una importante boccata d'ossigeno. Detto questo, i segnali incoraggianti provenienti dall'estate appena conclusa devono rappresentare uno slancio per le imprese ma non devono far perdere di vista la necessità di rivedere sul piano normativo, sia a livello nazionale che locale, alcune leggi che rappresentano un autentico ostacolo – e a volte addirittura un pericolo – per uno sviluppo organico e funzionale del tessuto commerciale».

E qui Pasquini arriva al nocciolo della questione: le liberalizzazioni selvagge che, a suo giudizio, rischiano di snaturare Lucca: «Sotto questo punto di vista – prosegue il direttore di Confcommercio –, la nostra associazione ribadisce l'auspicio che venga messa mano alle cosiddette liberalizzazioni che, indiscriminate come sono oggi, producono certamente più danni che benefici al commercio. È sotto gli occhi di tutti come un si fatto stato di cose abbia prodotto aperture di attività dello stesso genere super concentrate in certe zone del territorio, creando un’offerta del tutto sproporzionata rispetto alla domanda e mettendo in difficoltà tutti gli operatori che non riescono a tirare avanti. Una situazione che ha ricadute sia occupazionali che economiche».

Una realtà, quella descritta da Pasquini, in parte fotografata anche dai numeri: i dati nella tabella a fianco, estrapolati per Il Tirreno dalla Camera di Commercio, mostrano come negli ultimi tre anni il numero di ristoranti e bar presenti sul territorio sia aumentato di quasi 50 unità. Sparite le vecchie licenze e il numero chiuso, l’apertura di locali di somministrazione di cibi e bevande è stata equiparata a quella di tutti gli altri esercizi commerciali. In pratica basta presentare al Suap una Scia (segnalazione certificata di inizio attività), per aprire serranda e mettersi a lavorare. Sono poi Comune e Asl a dover fare i controlli nei 60 giorni successivi per verificare la presenza (o meno) di tutti i requisiti necessari. Una procedura che ha invogliato molti a tentare la sfida della ristorazione. «Solo dall’inizio del 2015 – spiega Pasquini – Il Suap ha ricevuto più di 20 dichiarazioni di nuove aperture – Occorre porre un freno e cercare di distribuire meglio queste aperture su tutto il territorio. Qua non si tratta di difesa corporativa di chi opera sul territorio da tempo – precisa il direttore di Confcommercio –, ma di un semplice e logico ragionamento: se si consente l'apertura senza controllo si hanno e si continueranno ad avere sovraffollamenti in certe zone ritenute più appetibili e una desertificazione in altre, con il risultato che - laddove l'offerta sarà appunto superiore alla domanda - tutte le imprese presenti andranno in difficoltà. Quanto sarebbe bello, ad esempio, avere locali in via dei Fossi o in altre vie che al momento sono un po’ ai margini dei percorsi turistici. Senza un intervento rischiamo di trasformarci in una città che vive solo nei mesi del turismo e muore d’inverno. Lucca non può permetterselo». Confcommercio ha già incontrato l’amministrazione per parlare del problema: «È necessaria una pianificazione organica – chiude Pasquini – Serve un Piano delle funzioni per ogni territorio. L’amministrazione è sensibile alla questione e sta studiando delle soluzioni che non vadano a scontrarsi con le normative nazionali. Guardiamo a quanto fatto altrove per trovare una soluzione».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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