Proteste
Colpo di spugna sulla maxi truffa
Prosciolti per prescrizione quasi tutti gli imputati dell’inchiesta sulle aste pilotate
LUCCA. Si chiude con un colpo di spugna il processo su una maxi truffa ribattezzata «inchiesta sulle aste pilotate».
Per tutti gli imputati il collegio giudicante (presidente Gerardo Boragine) ha sancito il non luogo a procedere per sopraggiunta prescrizione perché - come riportato da Il Tirreno in un articolo datato 13 giugno 2014 - i fatti risalivano ad un periodo antecedente al 2007. E il reato di truffa si prescrive in 7 anni e mezzo.
Così tre mesi fa si è chiuso con un nulla di fatto il troncone versiliese dell'inchiesta partita dall'allora procuratore di Potenza, John Henry Woodcock, nell'ambito dell'indagine che nel giugno 2007 portò all'arresto di Vittorio Emanuele di Savoia. Sono stati prosciolti gli avvocati versiliesi Giorgio Nicoletti e Umberto Prisco, accusati di aver confermato ad alcune vittime del raggiro la possibilità di potersi aggiudicare con facilità aste immobiliari per edifici di prestigio indicando come affidabili i dominus del procedimento penali (Rossi e Cillari che avevano accompagnato le “vittime del raggiro” nei loro studi), l'appuntato Mario Lucchesi all'epoca dei fatti addebitati in servizio alla stazione dei carabinieri di Massarosa e il maresciallo dell'Arma, Paolo Marzetti, allora in servizio a La Spezia che invece erano accusati, sempre nell'ambito della truffa, di aver acquisito e utilizzato abusivamente i dati conservati negli archivi informatizzati del ministero dell'Interno. Non luogo a procedere anche per altri imputati minori: il lucchese Sergio Bartoli, i fratelli spezzini Athos e Gianni De Grignis domiciliati a Follo e Simone Emanuela Barbaria di Albiano Magra. Il processo rimane in piedi soltanto per due imputati: Roberto Rossi, 48 anni, milanese residente a Bozzano e Vittorio Cillari, 49 anni, nato a Salerno e residente a Viareggio. Entrambi infatti erano imputati del reato di associazione a delinquere finalizzato alla truffa in quanto promotori e organizzatori del sistema di truffa che vedeva di volta in volta i presunti complici recitare la parte loro assegnata in relazione a ciascun affare illecito. Ma anche per Rossi e Cillari la prescrizione non tarderà ad arrivare perché il processo è ancora nel primo grado di giudizio e nel giro di 24 mesi sarà estinto. Alle vittime - una quarantina - veniva fatto credere di poter partecipare con facilità ad aste truccate e pilotate grazie proprio al millantato credito che l'accusa ha sempre contestato a vario titolo agli imputati. Una volta convinti i truffati - alcuni erano imprenditori versiliesi - sborsavano congrui anticipi che, stando ai capi dell'organizzazione, "servivano per la corruzione dei pubblici ufficiali coinvolti nell'asta giudiziaria". In alcuni casi secondo l'accusa l'anticipo arrivava a un milione di euro. In realtà quel denaro finiva nelle tasche dell'organizzazione. Soltanto nel 2013 a causa di una serie di cambi di magistrati e giudici trasferiti su loro richiesta in altre sedi il gip dispose il rinvio a giudizio per 13 persone con l’accusa di truffa continuata in in concorso con l’aggravante di aver provocato danni economici rilevanti e per alcuni indagati anche di millantato credito. Cadde invece l’ipotesi originaria di riciclaggio. Con la prescrizione che cade come una mannaia nel processo penale non sapremo mai effettivamente come andarono le cose.
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