Il Tirreno

Lucca

Omicidio colposo, camionista nei guai

Luca Tronchetti
Omicidio colposo, camionista nei guai

La procura chiede il processo all’autotrasportatore di Pescia che avrebbe tamponato la bici del sedicenne Simone Pardini

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LUCCA. Cinquantadue giorni. Tanto basta alla procura per chiedere al giudice delle indagini preliminari di rinviare a giudizio il camionista che la mattina del 3 agosto scorso investì e uccise sulla via Romana il giovane ciclista Simone Pardini, 16 anni, residente a San Lorenzo a Vaccoli. Il sostituto procuratore Piero Alessandro Capizzoto a tempo di record - grazie anche ai rilievi della polizia municipale diretta dal comandante Domenico Gatto e alla testimonianza di Nicola Parenti, 19 anni, il ragazzo di S. Anna che pedalava di fianco alla vittima - ha chiesto di processare l’autotrasportatore Cerbone Palmieri, 41 anni, origini campane, residente a Pescia. È accusato di omicidio colposo in quanto non avrebbe tenuto la distanza di sicurezza nei confronti dei ciclisti che lo precedevano. In sostanza, stando all’accusa, Pardini sarebbe stato tamponato dall’autoarticolato che lo avrebbe sbalzato sull’asfalto. Il giovane finito a terra non avrebbe fatto in tempo a rialzarsi perché le ruote del pesante mezzo lo avrebbero schiacciato senza dargli scampo. Dai rilievi della polizia municipale emerge che il camionista al volante non aveva fatto uso di sostanze alcoliche o stupefacenti e quindi per lui nessuna aggravante visto che, tra l’altro, si era fermato mettendosi a disposizione degli investigatori.

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La tragedia. Si tratta, è bene ribadirlo, di una tragedia che ha sconvolto la vita dei familiari di Pardini, un ragazzo d’oro e un ottimo atleta che sarebbe diventato sicuramente un buon corridore visto che grinta e coraggio non gli mancavano certo. Ma quel decesso ha sconvolto l’esistenza anche del camionista ancora profondamente scosso e che sarà difeso nell’udienza preliminare (probabile la scelta del patteggiamento che riduce di un terzo la pena) dallo studio legale Giovannelli di Pescia. Sin dall’inizio Cerbone Palmieri si era detto «scosso, turbato e vicino al dolore dei familiari del ragazzo» sostenendo che si sarebbe fatto vivo con loro più avanti, prima dell’inizio del processo. Il camionista non è un pirata della strada e sinora non aveva mai avuto incidenti o problemi del genere. Oltretutto non si è mai nascosto: subito dopo il sinistro è sceso dal camion e ha cercato di soccorrere il ragazzo chiamando i mezzi di soccorso.

La testimonianza. Fondamentale, anche a detta del magistrato, il racconto fornito nell’immediatezza dei fatti da Nicola Parenti, l’amico che in bicicletta percorreva con Simone Pardini la via Romana al momento della tragedia. «Il camion ha urtato la ruota posteriore della bici di Simone facendolo volare davanti al mezzo». Un racconto confermato dai rilievi dei vigili urbani. Il decesso del giovane investito dall’autoarticolato sarebbe stato provocato dal perforamento di un polmone causato proprio dallo schiacciamento del torace.

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