Il Tirreno

Lucca

Psicodramma nel Pd su chi deve lasciare

di Gianni Parrini
Psicodramma nel Pd su chi deve lasciare

Giuntoli: «Niente dimissioni, mi hanno appena eletto...»

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LUCCA. «Non ne so niente, nessuno mi ha cercato e non ho letto i giornali. Dimettermi? Ma che dice, sono stato appena eletto...». Enzo Giuntoli, 68 anni e una vita spesa in politica, non ci pensa proprio a lasciare la poltrona della Provincia che si è (ri)guadagnato con i voti di domenica scorsa. Eppure potrebbe essere proprio lui, ultimo eletto dei consiglieri del capoluogo, a capitolare per far posto a un versiliese. Nello specifico il sindaco di Camaiore Alessandro Del Dotto, l’escluso eccellente da palazzo Ducale.

Questo rimescolio di carte a urne chiuse è il risultato di un accordo siglato prima delle elezioni tra il Pd territoriale lucchese e quello versiliese: «Se i consiglieri del partito saranno 8 – si erano ripromessi i direttivi – dovranno essere divisi a metà tra Lucca e la Versilia». Quattro a quattro, dunque. Un patto benedetto dal senatore Andrea Marcucci e dal segretario regionale del partito Dario Parrini. Un patto che i versiliesi (con solo 3 rappresentati in consiglio contro i 5 dei lucchesi) chiedono, anzi pretendono, sia rispettato.

Bocche cucite. Ed è così che nel territoriale lucchese si sfoglia la margherita per capire chi dovrà fare il passo indietro. Nella serata di lunedì c’è stato un primo incontro tra i vertici locali del partito, ma la fumata è stata nera. Le bocche rimangono cucite, anche se non si nasconde un certo fastidio per il fatto che l’accordo sia stato reso pubblico: «È una questione di partito e sono abituato a parlare all’interno del partito – dice il segretario territoriale del Pd lucchese Patrizio Andreuccetti – In settimana ci incontreremo per discutere della faccenda e vedremo...», conclude senza smentire né confermare l’ipotesi del passo indietro di un lucchese.

Il toto nomi. Chi lasciar fuori da palazzo Ducale? Questa, dunque, è la questione. Quella di Giuntoli era un’ipotesi basata sui numeri: essendo l’ultimo degli eletti nel capoluogo, il suo nome è stato il primo ad essere preso in considerazione. Ma lui non sembra d’accordo e poi ci sono altri ragionamenti da fare. Uno è basato sul mantenimento di un equilibrio territoriale tra le zone. Lucca, ad esempio, ha solo due consiglieri (Bonturi e Giuntoli), e perderne uno non sarebbe buona cosa per il capoluogo. La Piana ne ha solo uno (il sindaco Alberto Baccini di Porcari), mentre la Valle ha due rappresentati: Nicola Boggi (consigliere di Fabbriche di Vergemoli) e Mario Puppa (sindaco di Careggine). Se dovesse prevalere questa logica, potrebbe essere uno di loro a capitolare.

Malumori versiliesi. Intanto di là dal monte Quiesa ci si aspetta che il patto elettorale venga rispettato e si ricorda che il segretario regionale Parrini ha speso la sua parola su questo punto.

Di certo l’esclusione del sindaco Del Dotto dal lotto dei consiglieri eletti ha creato un certo subbuglio. Secondo alcuni ben informati il sindaco di Camaiore ha ottenuto i voti attesi nel suo Comune e a Viareggio (un paio di “ostili” a Del Ghingaro), mentre gli sarebbero mancati due voti a Barga (territorio di riferimento dei Marcucci), due a Pietrasanta (un paio di elettori di Sinistra Dem) e due a Capannori, dove amministra il neo presidente della Provincia Luca Menesini. E proprio qui batte la lingua: nel Comune della Piana è ancora forte la mano di Del Ghingaro e si ipotizza che il mancato sostegno a Del Dotto sia frutto degli scontri che il camaiorese e il viareggino hanno avuto di recente sulle nomine di Sea. Non solo: il sindaco di Camaiore, a cui sarebbe bastato un solo voto in più, potrebbe aver pagato alcune prese di posizione (ad esempio su Gaia) che non sono piaciute al partito.

In ogni caso, il patto dovrà essere rispettato. Volente o nolente il Pd lucchese dovrà scegliere il suo “agnello sacrificale”. A quel punto la palla passerà a Del Dotto e vedremo cosa dirà.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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