Il Tirreno

Lucca

L’Imt si apre alla città nel giorno della scienza

di Luigi Spinosi
L’Imt si apre alla città nel giorno della scienza

Visite al campus e alla biblioteca e presentazione di una serie di progetti per sviluppare la curiosità tra i giovani e far conoscere l’istituto ai lucchesi

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LUCCA. Un’occasione per la città, ma anche un’opportunità per l’Imt. L’appuntamento di venerdì prossimo, con la tappa lucchese de “La notte dei ricercatori”, concentra in sé tanti significati. Partiamo dal principale, ossia la manifestazione stessa. La notte dei ricercatori, nella nostra regione ribattezzata “Bright Toscana”, è un appuntamento di livello internazionale, voluto dalla Commissione Europea per diffondere la cultura scientifica. E lo fa attraverso iniziative pubbliche, con quegli “antri da stregoni” (come sono visti nell’immaginario collettivo) dei laboratori di ricerca che si aprono alla gente. E lo fanno in contemporanea – da una decina di anni – l’ultimo venerdì di settembre in 300 città europee. Tra queste anche Lucca, che torna a ospitare la manifestazione dopo il grande successo riscosso un paio di anni fa.

E, rispetto a quell’edizione, stavolta il partner non sarà l’Università di Pisa, ma quel gioiello della formazione tutto lucchese (seppur dal respiro internazionale) che è l’Imt. E qui c’è l’altro valore contenuto nell’iniziativa, l’opportunità reciproca per istituto e città di “conoscersi”, per aprire le porte (metaforicamente e materialmente) dell’Imt ai lucchesi. Un punto su cui si è insistito molto nella conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa. A partire dal presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca Arturo Lattanzi: «Lucca deve cominciare a sostenere l’Imt che, a sua volta, si deve aprire alla città. Serve il sostegno del territorio per crescere, e questa manifestazione è un’occasione».

Questo insistere sul concetto di “apertura” fa riferimento a una certa idea di fondo diffusa in città a proposito dell’Imt, visto come un qualcosa di lontano, di elitario. Che può anche essere un concetto azzeccato, se si fa riferimento alle qualità necessarie per accedervi, visto che l’ammissione è frutto di una dura selezione a livello internazionale. «Questa – ha sottolineato Lattanzi – è un’università pubblica, dove si accede solo per merito».

Presente anche la vicesindaco Ilaria Maria Vietina, che ha parlato di «iniziativa bellissima che fra i tanti pregi ha quello di far sentire unita la comunità scientifica europea». Il vicesindaco ha spiegato come il Comune abbia mandato alle famiglie di tutti gli studenti lucchesi un invito a partecipare alla manifestazione, «a partire dai più piccoli, perché manifestazioni del genere servono a sviluppare la curiosità, dote importantissima nella loro vita futura, che decidano o meno di fare i ricercatori».

Da parte sua Vincenzo Tedesco, direttore amministrativo dell’Imt, è tornato sulla necessità di aprire l’istituto, di «far conoscere quello che facciamo e i luoghi in cui lo facciamo». Quindi ha introdotto alcuni dei protagonisti venerdì.

Il docente di storia dell’arte Emanuele Pellegrini proporrà un’analisi sul come è cambiato il ruolo e il modi di vivere i musei; il docente di scienza delle costruzioni Marco Paggi invece, nel laboratorio dei materiali di San Francesco, mostrerà come la ricerca “alta” incida invece sulla nostra vita quotidiana.

Giovanissimi questi ricercatori, al punto di essere scambiati per studenti. E questo forse contribuirà a ridurre la distanza e a facilitare l’illustrazione di una serie di progetti dal “titolo” a volte misterioso, ma che illustrati mostrano tutto il loro fascino, dal progetto sulla rete globale degli scambi di acqua virtuale (per fare un esempio, se esporto una fragola dalla Spagna alla Germania è come se spostassi dell’acqua), illustrato da Rodolfo Metulini; ai sensori intelligenti applicati all’agricoltura (e spiegato da Massimo Minervini). E, ancora, lo studio dell’impatto economico di Lucca Comics, spiegato da Yesim Tonga e Tiziano Tognozzi. Poi i progetti legati al mondo dell’informatica: dalla possibilità di “leggere la società” attraverso le reti complesse, spiegate da Gianna Vivaldo, a un tema di grandissima attualità (per illustrarlo è stata citata la diffusa bufala dell’insegnamento gender nelle scuole), ossia quello della disinformazione nel mondo dei social, al centro del progetto presentato Walter Quattrociocchi.

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