Il Tirreno

Lucca

Obiettivo: trovare risorse Menesini svela le strategie

di Barbara Antoni
Obiettivo: trovare risorse Menesini svela le strategie

Il neopresidente della Provincia si impegna a trovare quanto prima soluzioni per il personale dell’ente. A giorni convocherà assemblea dei sindaci e consiglio

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LUCCA. Le mani tremano per l’emozione indossando la fascia azzurra da presidente. Ma la sistema al primo colpo. E così al primo colpo afferra e suona la campanella da presidente del consiglio provinciale, secondo ruolo che Luca Menesini, da ieri alla guida della Provincia di Lucca 2.0 - la “Provincia dei sindaci” come preferisce definirla - rivestirà da qui al 2020. Ci scappa anche la battuta: «Si vede che facevo il chierichetto?».

Emozionato ma lucido, in completo e cravatta azzurri in linea con i colori istituzionali del nuovo incarico, il sindaco di Capannori non sbaglia una parola. Mette in fila concetti, progetti e ostacoli che la nuova sfida porterà con sé. La difficoltà più consistente saranno le risorse, visto che agli enti Provincia il governo centrale non eroga più alcun trasferimento. Il percorso delle finanze pubbliche è inverso: nell’ultimo esercizio, il 2014, la Provincia di Lucca ha versato al governo centrale fondi per venti milioni.

Eppure ci sarà una rete di strade da manutenere, ci sarà l’ambiente da tutelare, il trasporto pubblico locale da sostenere (e sono solo alcuni) tra i compiti che la Provincia dovrà svolgere. Come reperirà le risorse? La strategia di Menesini sarà operativa da una parte (potenziare l’ufficio progettazione europea già attivo in Palazzo Ducale) e politica dall’altra. «Un tema quello delle risorse - spiega il neo presidente - da portare al tavolo regionale, a quello dell’Upi (Unione Province Toscane, ndr) ma anche del governo. Sarà essenziale - sottolinea - la collaborazione con le amministrazioni comunali. La Provincia potrà esercitare un ruolo di coordinamento per funzioni che sono comuni a tutte quante».

Menesini, 42 anni, già consigliere, assessore e vicesindaco Pd di Capannori prima di diventarne sindaco, annuncia che convocherà quanto prima l’assemblea dei sindaci ed entro venti giorni (i tempi di legge) il primo consiglio provinciale: in questa occasione darà l’ufficialità sui consiglieri assegnatari delle deleghe (edilizia scolastica, viabilità, ambiente, pari opportunità, trasporto pubblico locale).

Per quanto gli compete si adopererà fin da subito - è l’impegno che conferma - in tre «priorità, anzi urgenze»: il bilancio (quello preventivo del 2015 è stato approvato dalla giunta uscente in agosto e ha i numeri per disegnare una «Provincia solida», dice Menesini), le funzioni e il personale («voglio che quanto prima si trovino soluzioni per il personale della Provincia. Dobbiamo creare e ricreare una forte motivazione del personale»).

Non inciampa mai il presidente 2.0 nelle sue dichiarazioni di insediamento. Del resto, la sua elezione era annunciata e il verdetto delle urne ha confermato le aspettative.

Secondo i conteggi definitivi dell’ufficio elettorale di Palazzo Ducale, Menesini, sostenuto dal solo Pd dopo che la lista civica trasversale di Udc e centrosinistra (Lista civica Menesini presidente) è stata annullata per alcune irregolarità, ha vinto con 233 voti contro i 133 di Michele Giannini, candidato avversario proposto da Alternativa civica di centrodestra. Il totale degli elettori (sindaci e consiglieri comunali di tutto il territorio provinciale) era di 468; hanno votato in 394 (tra cui 4 schede nulle e 24 bianche); la percentuale di affluenza al seggio è stata dell’84,16%.

Il voto ponderato (calcolato applicando indici di ponderazione dei voti ricevuti che fanno riferimento alle fasce demografiche di appartenenza dei Comuni) ha attribuito a Menesini 51.716 consensi e a Giannini 28.635.

Sulle defezioni al seggio (pari quasi al 16%) Menesini commenta che «alcuni consiglieri non condividono la legge Delrio sulla riorganizzazione delle Province e per questo non hanno votato. E poi i consiglieri grillini, che a Lucca non hanno votato, anche se a Livorno lo hanno fatto perché lì hanno più forza. Settantadue non votanti mi sembrano un dato non significativo».

Per Menesini sull’orientamento degli elettori ha inciso l’appartenenza a un territorio: non esclude, afferma, che «un consigliere di centrodestra della Valle abbia votato alla presidenza il suo candidato di bandiera e in consiglio il rappresentante del suo territorio» seppure di altro orientamento.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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