La ricostruzione
Menesini presidente con il 64% dei voti Ma Giannini sorride
Pronostico rispettato: il sindaco di Capannori si insedia oggi Il centrodestra ritrova l’unità e “pesca” fuori dai suoi confini
LUCCA. Ormai c’è poca gente a giro per le strade del centro quando in piazza Napoleone si sente il “pum” del tappo fatto saltare da Luca Menesini per festeggiare la sua elezione a presidente della Provincia. Un brindisi al quale partecipano solo gli “addetti ai lavori”, così come è avvenuto per le elezioni che hanno portato a questo risultato, atteso da settimane: i consiglieri comunali e i sindaci di tutto il territorio provinciale hanno eletto per la prima volo l’inquilino di “secondo livello” di palazzo Ducale. Il sindaco di Capannoro ha avuto la meglio sul suo collega di centrodestra Michele Giannini (primo cittadino di Fabbriche di Vergemoli), con il 64%, 233 voti contro 133 (più 24 bianche e 4 nulle). Eppure, anche in questo contesto che certo non è di grande suspence, alcune (piccole) sorprese sono arrivate.
Innanzitutto l’affluenza: sui 468 aventi diritti al voto hanno attraversato il portone della sala Tobino in 394: oltre l’84%. Una percentuale che ormai nelle elezioni a suffragio universale sembra un lontano miraggio. «Secondo me si tratta di un fatto positivo - ha commentato a caldo Menesini, attorniato dallo stato maggiore del Partito Democratico -: fa capire quanto gli enti locali tengano alla Provincia». Per la cronaca, il primo a inserire la scheda nell’urna è stato alle otto in punto il sindaco di Forte dei Marmi Umberto Buratti. L’ultimo, un consigliere comunale che si è presentato alle 20 precise, ritardando di qualche minuto la chiusura del seggio.
Tanti a votare, dunque. E, a scrutinio per il presidente completato si può dire anche qualcosa di più. Ad esempio che il centrodestra, “capitanato” da Giannini, ha mobilitato tutto il suo elettorato. Si aspettavano di ricevere 130-132 voti. Ne hanno ottenuti 133: considerando che alcuni grandi elettori non sono andati a votare per varie indisposizioni, vuol dire che Giannini ha pescato voti anche fuori dalla sua area. Non a caso il sindaco di Fabbriche è più che soddisfatto del risultato ottenuto: «Sono felice, perché abbiamo dimostrato che è ritornata l’unità del centrodestra e anche per la mia buona affermazione personale».
Di converso, chi non è andato a votare o ha votato scheda bianca, fa parte della platea dei “non allineati” (centristi, sinistra estrema, grillini, civiche non caratterizzate) e, probabilmente, anche di un’area malpancista del partito democratico. «Il nostro risultato è comunque sui livelli che avevamo previsto», tranquillizza il neopresidente Menesini. che, a livello statistico, ha vinto nettamente nei comuni piccoli (sotto i 3mila abitanti) e nei quattro “big” (Lucca, Viareggio, Capannori, Camaiore). Più combattuta la partita nei comuni medi.
Per quanto riguarda le liste, 250 voti sono andati al Pd (prenderà 8 seggi), 110 al centrodestra (3 seggi, dunque si conferma che Giannini ha pescato altrove) e 32 alla sinistra (un seggio). I dati saranno confermati stamani dopo il calcolo con l’indice di ponderazione, ma per il Pd doverebbero entrare sicuramente Renato Bonturi, Mario Puppa, Alberto Baccini, Nicola Boggi, Enzo Giuntoli, Grazia Sinagra, Adolfo Del Soldati e Umberto Buratti.
Per il centrodestra ci saranno Riccardo Giannoni, Maurizio Marchetti e Domenica Brignanti.
Alla mezzanotte passata, invece, ancora da definire il nome del consigliere della sinistra.
Ora toccherà al neopresidente assegnare le deleghe. Probabile una suddivisione (anche) su base territoriale: «La nostra è una provincia ampia, c’è bisogno che tutte le sensibilità dei territori vengano rappresentate, così come del resto è stato anche nella composizione della lista». Questo ha, fra le conseguenze, la quasi certezza della vicepresidenza affidata a un versiliese.
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